«Nessuno doveva sapere»: i conti di Report (pagati da noi)

Report passa la vita a chiedere conto agli altri: chi incassa, chi nasconde, chi non risponde. Quando la stessa domanda si è ritorta contro la trasmissione, la risposta è stata una nota di fuoco e la minaccia di una querela.

Il fatto: Il Tempo, diretto da Daniele Capezzone, ha pubblicato oggi 17 agosto 2026 un’inchiesta a firma Dario Martini dal titolo “Reportopoli”, con l’elenco dei compensi percepiti da trenta giornalisti e autori del programma di Sigfrido Ranucci nelle ultime tre stagioni. I numeri, secondo Il Tempo: 2.206.083 euro nel 2022-2023, saliti a 2.524.200 euro nel 2023-2024 e a 2.909.316 euro nel 2024-2025.

Tra le cifre individuali spiccano quelle di Giorgio Mottola, che secondo il quotidiano avrebbe superato i 300.000 euro annui (oltre 27.500 euro a inchiesta), e di Giulia Innocenzi, accreditata di circa 228.000 euro su otto inchieste nella stagione presa in esame.

Il paragone politico è arrivato in giornata da Fratelli d’Italia. L’onorevole Filini ha depositato un’interrogazione parlamentare sottolineando che Mottola guadagnerebbe più del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e più del doppio della premier Giorgia Meloni, chiedendo alla Rai di far luce sui criteri di spesa della redazione.

Il contesto non aiuta Report a derubricare la vicenda a fatto contabile. Ranucci è al centro delle cronache da mesi per l’attentato dimostrativo davanti a casa sua dell’ottobre 2025, di cui il suo amico Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante. La Commissione per il Codice Etico della Rai ha da poco chiuso l’istruttoria sul caso Ranucci-Lavitola, e l’azienda ha sospeso in via cautelativa le repliche estive del programma.

Sul fronte dei conti, però, la difesa è stata immediata e durissima. Gli inviati e le inviate di Report hanno diffuso una nota in cui parlano di “cifre false e surrettizie”, sostenendo che i numeri pubblicati da Il Tempo non sarebbero stipendi individuali ma budget di produzione dei singoli servizi, comprensivi di spese, e annunciando querela. Lo stesso Ranucci è intervenuto su Facebook, definendo la pubblicazione “grave diffusione di un documento interno strategico” per l’azienda e preannunciando una denuncia su chi in Rai avrebbe fornito la documentazione. Capezzone ha replicato che le minacce legali “peggiorano la loro posizione”.

Chiunque abbia ragione sul dettaglio tecnico — stipendio o budget di produzione, la differenza non è marginale e andrà verificata nelle sedi opportune — resta un fatto che nessuna delle due parti ha smentito: quei soldi sono pubblici. Report va in onda su Rai3, finanziata dal canone pagato da tutti gli abbonati italiani. Chi per mestiere pretende trasparenza dal potere non può poi invocare la riservatezza sui propri conti come se fosse un’azienda privata. È esattamente il contrario di quello che Report insegna ai suoi telespettatori da vent’anni.

Nessuno doveva sapere. Ora lo sanno tutti, e la partita si sposta dai talk show alle aule di tribunale.

Sul precedente storico di questo meccanismo: Aveva ragione De Luca. Tutto costruito a tavolino?

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