Minorenni in piazza a saccheggiare: a rispondere devono essere anche i genitori

Domenica, nella seconda giornata di scontri a Milano, 160 persone sono state accompagnate in questura e l’80% era minorenne, scrive la Repubblica. Il Sole 24 Ore riporta lo stesso dato e aggiunge che Giorgia Meloni ha convocato per lunedì un vertice sull’ordine pubblico. I cortei di sabato, secondo ANSA, avevano lasciato 28 arresti, 43 denunciati e 141 feriti tra le forze dell’ordine. Tra gli arrestati l’agenzia conta 12 minorenni e 6 stranieri, e scrive che ci sarebbero anche migranti di seconda generazione. La cittadinanza degli stranieri non è indicata.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto che la minore età non garantisce l’impunità e che le responsabilità saranno contestate una per una, riferisce ANSA. La Lega propone il fermo preventivo anche per i minorenni, fino a dodici ore, come riporta Virgilio. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha proposto di addebitare i danni ai responsabili identificati e alle loro famiglie, sempre secondo ANSA. Nelle proposte lette finora manca invece la responsabilità educativa di chi i minorenni li ha in custodia per legge, cioè i genitori.

La patria potestà non esiste più dalla riforma della filiazione del 2013. Il codice civile parla di responsabilità genitoriale, che comprende il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, richiamato dall’articolo 30 della Costituzione. Se un genitore viola o trascura questi doveri con grave pregiudizio per il figlio, il tribunale per i minorenni può dichiararne la decadenza (articolo 330) o limitarne i poteri (articolo 333). I genitori rispondono inoltre dei danni causati dai figli minori, salvo che provino di non aver potuto impedire il fatto (articolo 2048). Sul piano penale chi non ha compiuto quattordici anni non è imputabile, mentre tra i quattordici e i diciotto anni si risponde se si è capaci di intendere e di volere.

Le misure possibili sono tre. La prima: ogni minorenne denunciato o arrestato per devastazione, saccheggio o violenza contro le forze dell’ordine farebbe scattare in automatico un procedimento davanti al tribunale per i minorenni sulla condotta dei genitori. Il giudice valuterebbe caso per caso chi ha vigilato, chi ha ignorato, chi non sapeva dove fosse il figlio. Dove emerge un abbandono educativo, la responsabilità genitoriale può essere sospesa o tolta e il ragazzo affidato a un familiare idoneo o ai servizi. Dove il genitore ha fatto quanto poteva, non cambierebbe nulla.

La seconda: i danni si chiedono ai genitori, come la legge già consente. Commercianti e Comune possono agire in modo sistematico contro le famiglie dei minorenni identificati.

La terza riguarda le famiglie straniere. Se il genitore ha violato in modo grave i doveri educativi, il permesso di soggiorno può essere riesaminato e, nei casi più gravi, revocato, con l’espulsione dell’intero nucleo familiare. Il testo unico sull’immigrazione prevede già che il minore non possa essere espulso da solo e abbia il diritto di seguire il genitore espulso (articolo 19). Il presupposto resta un’istruttoria su ogni famiglia, senza elenchi di nazionalità. La misura non tocca chi ha la cittadinanza italiana, perché un cittadino italiano non si può espellere.

Le obiezioni sono serie e vanno dette. La prima riguarda la responsabilità personale, sancita dall’articolo 27 della Costituzione: espellere una famiglia per ciò che ha fatto un figlio sembra punire i genitori per un fatto altrui. Chi sostiene la misura risponde che il motivo della sanzione sarebbe la violazione dei doveri educativi da parte del genitore, accertata da un giudice, e il reato del figlio ne sarebbe soltanto la prova.

La seconda è il divieto di espulsioni collettive della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (protocollo 4, articolo 4), insieme al diritto alla vita familiare (articolo 8): ogni caso richiede un esame individuale e può arrivare fino alla Corte di Strasburgo.

La terza è pratica. Secondo ANSA gli stranieri tra gli arrestati sono 6 su 28, con la cittadinanza non indicata, e Il Messaggero raccoglie la voce di genitori increduli che raccontano di figli iscritti a scuole private: la misura riguarderebbe una minoranza dei casi e l’abbandono educativo è difficile da dimostrare. Chi la critica aggiunge che togliere ai ragazzi la scuola, gli amici e il Paese in cui sono cresciuti rischia di produrre danni maggiori di quelli che si vogliono punire, e che un procedimento automatico per ogni minorenne denunciato chiederebbe risorse aggiuntive a tribunali e servizi sociali.

Il confronto si riduce a una scelta. Da una parte c’è chi vuole che la sanzione raggiunga chi ha il dovere di educare, dall’altra chi teme che finisca per colpire ragazzi che la famiglia in cui vivono non l’hanno scelta.

Foto: Kevin.B (Kyah117), Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

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