Le 6 città “sinistre” dove è in atto la sommossa “maranza”

Milano, Torino, Bologna, Parigi, Marsiglia e Lione sono sei grandi città guidate da sindaci di sinistra e hanno vissuto lo stesso fine settimana di vetrine sfondate, negozi saccheggiati e municipi presi d’assalto. Il pretesto cambia da una piazza all’altra: il caro vita, la Palestina, il governo Meloni. Il copione resta identico. Un corteo parte, migliaia di persone sfilano e dalla coda si stacca una massa di giovanissimi che punta ai negozi. Ultrasinistra e maranza, in queste piazze, fanno lo stesso lavoro: stessi cortei come copertura, stesse scritte sui muri, stesse vetrine nel mirino.

Sabato 17 ottobre il corteo «Italia in piazza» contro il caro vita ha portato in centro circa cinquemila persone, secondo i dati di Sky TG24. In poche ore la protesta è degenerata in guerriglia tra via Broletto, piazza Duomo, Cordusio, corso Vittorio Emanuele e San Babila. Il negozio Foot Locker è stato saccheggiato e le vetrine dei negozi di catena sono state abbattute a colpi di mazza, scrive Il Post. Il Fatto Quotidiano parla di una sessantina di fermati, metà dei quali minorenni, e di 25 feriti. Il Giorno racconta le scritte rimaste sui muri: slogan pro Palestina, antifascisti e contro Vannacci.

Domenica 18 ottobre la scena si è ripetuta. In via Torino alcune decine di manifestanti hanno assaltato il supermercato Carrefour, hanno aggredito il responsabile della sicurezza e hanno portato via cibo e superalcolici, riferisce L’Edicola. Dopo i fatti di sabato il sindaco Giuseppe Sala ha detto, come titola Il Fatto Quotidiano, che la città non è preparata e che teme siano le prime prove di violenza. Sono parole che un milanese non vorrebbe sentire da chi guida la città.

A Torino sono scese in piazza circa tremila persone, secondo Sky TG24. Gli scontri si sono concentrati in piazza Vittorio Veneto e qualche decina di ragazzi, in gran parte a volto coperto, è entrata nella libreria Feltrinelli della stazione di Porta Nuova, come racconta Il Post. Gli accessi alla stazione sono stati chiusi, riferisce Sky TG24. La città è quella del sindaco Stefano Lo Russo, dove il 31 gennaio la manifestazione per il centro sociale Askatasuna era finita in scontri e dove, ricorda Quotidiano.net, l’amministrazione aveva tentato un patto di collaborazione con quello stesso centro sociale, poi non rispettato.

A Bologna, dove governa Matteo Lepore, gli scontri si sono concentrati nella zona della stazione. Secondo Il Post, decine di biciclette del bike sharing sono state usate per costruire barricate, alcuni cassonetti sono stati incendiati e dehors e pensiline hanno subito danni. Quotidiano.net conta una decina di vetrine danneggiate. Lepore ha definito inaccettabili le scene alla stazione. Le condanne arrivano quando le vetrine sono già rotte.

Oltralpe il bilancio è di un altro ordine. Secondo FashionNetwork, il 17 ottobre sono stati saccheggiati o vandalizzati oltre 1.500 negozi in diverse città francesi. Il ministero dell’Interno ha parlato di black bloc di centinaia di individui dell’ultrasinistra, autori di saccheggi e tentativi di saccheggio, riferisce Sud Radio.

A Parigi sono andate a fuoco le auto intorno a place de la République e le Galeries Lafayette di boulevard Haussmann sono finite nel mirino dei saccheggiatori. Il nuovo sindaco socialista Emmanuel Grégoire, in carica dal marzo 2026, ha condannato con la massima fermezza i saccheggi e le devastazioni, riporta Epoch Times.

A Marsiglia, governata da Benoît Payan, secondo la prefettura sono stati saccheggiati decine di negozi intorno al Vieux-Port e le porte dell’Hôtel de Ville sono state forzate, con il municipio invaso per breve tempo, scrive FashionNetwork. A Lione, dove Grégory Doucet è stato rieletto a marzo con il sostegno della France Insoumise al secondo turno, come ricorda Lyon Mag, l’ufficio del turismo è finito in fiamme e un negozio Hugo Boss di rue de la République è stato incendiato. A Limoges ha preso fuoco il municipio storico.

Domenica è intervenuto Donald Trump. Su Truth Social ha scritto che la Francia brucia e che l’immigrazione di persone provenienti da un mondo completamente diverso ha distrutto quel grande Paese, come riporta BusinessToday. Poi l’invito all’Europa: «Close your Borders and take control, before it is too late!», cioè chiudete le frontiere e riprendete il controllo prima che sia troppo tardi. Lo stesso concetto Trump lo aveva espresso all’Assemblea generale dell’ONU nel settembre 2025, quando aveva definito le frontiere aperte un esperimento fallito, ricorda Euronews.

Il giudizio di questa testata è netto. Da anni queste città sono guidate da amministrazioni di sinistra che hanno fatto dell’accoglienza un valore in sé. Il modello è lo stesso a Milano come a Marsiglia: periferie lasciate a se stesse, scuole senza autorità, integrazione affidata agli slogan. Ne è uscita una parte di una generazione che non si riconosce nella città in cui vive e vede il centro come un negozio da svuotare.

Secondo Il Post, i ragazzi di Milano, Torino e Bologna erano giovanissimi, spesso minorenni, in parte di seconda generazione e in parte di origine italiana. Sempre secondo Il Post, barricate, incendi e saccheggi non hanno avuto né regia né capi, e le vetrine si rompono ugualmente. Il ministero francese li chiama black bloc dell’ultrasinistra, le strade li chiamano maranza, e il risultato è identico.

È questo il modello sociale che doveva rendere le nostre città più aperte e più giuste. Oggi a pagarne il prezzo sono i commercianti, che riaprono tra le schegge di vetro, e gli agenti feriti in piazza. I sindaci intanto diramano comunicati. Sei città, sei sindaci, un solo fallimento.

Foto: Steffen Schmitz, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

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