La gaffe di Mattarella: Gaza nel giorno delle vittime del 7 ottobre

Tre anni fa, il 7 ottobre 2023, Hamas ha ucciso circa 1.200 persone e ne ha rapite 251. Sono cifre, e le cifre non si ricordano: si ricordano le persone. Come Mila Cohen, nove mesi, la vittima più piccola di quel giorno. Viveva nel kibbutz Be’eri con i genitori, Ohad e Sandra. All’alba, quando scattarono gli allarmi, la famiglia si rifugiò nella stanza dei bambini, usata come stanza sicura. I miliziani irruppero in casa e tentarono di aprire la porta mentre il padre cercava di tenerla chiusa. I colpi sparati attraverso la porta uccisero Mila e ferirono la madre. Poi diedero fuoco alla casa, e la famiglia fuggì da una finestra. È la ricostruzione riportata oggi dalla stampa italiana.

Questa mattina i familiari delle vittime hanno osservato un minuto di silenzio nei luoghi dell’attacco, compreso quello del festival Nova, dove furono uccisi oltre 300 ragazzi. Israele è in allerta massima per il rischio di nuovi attacchi.

Il Quirinale ha diffuso una dichiarazione. Apre con la condanna dell'”ignobile attacco” di Hamas e con la frase che il terrorismo non potrà mai essere giustificato né archiviato. Condanna l’antisemitismo. Poi, nello stesso testo, afferma che “le operazioni militari condotte dalle forze israeliane a Gaza hanno provocato una devastazione umana e materiale di intollerabile gravità”, e giudica inaccettabile l’erosione dei territori dell’Autorità nazionale palestinese. Chiude rinnovando la vicinanza al popolo israeliano e auspicando “due popoli, due Stati”.

Per noi è una gaffe, e lo sarebbe chiunque la pronunciasse. Una commemorazione non è la sede per fare politica: è il momento del ricordo, non dei bilanci. Non si tratta di negare le sofferenze di Gaza, che esistono e di cui si deve parlare: si tratta di scegliere il momento. Il 7 ottobre è il giorno dei morti, dei rapiti, delle famiglie che portano ancora le ferite. Il resto dell’anno è lungo, e c’è tutto il tempo per le valutazioni sulla guerra.

C’è un’osservazione di correttezza da fare. Anche la nota di Palazzo Chigi richiama le sofferenze degli abitanti di Gaza e la violenza in Cisgiordania. La differenza sta nel ruolo: la premier parla a nome del governo, e il suo testo resta centrato sul “massacro deliberato di innocenti”. Il Presidente della Repubblica parla a nome di tutto il Paese, e proprio per questo una commemorazione dovrebbe restare il momento in cui nessuno è chiamato a fare i conti sul torto e sulla ragione.

Si può parlare di Gaza. Ma non il giorno in cui si ricorda una bambina di nove mesi uccisa dietro una porta chiusa. Il rischio è che la memoria delle vittime diventi lo sfondo di un altro discorso, e che chi ascolta senta il lutto dei familiari trattato come una premessa.

Rispondi