«Ladri» sorpresi nel cortile, muore uno. Il proprietario ha reagito con una pistola.

Non è stata una tragedia nel senso di una fatalità, di un incidente. La Stampa apre con «Tragedia nella notte», ma nello stesso attacco parla di ladri sorpresi nel cortile di casa e, poco dopo, di un «assalto». Leggo, che riprende la ricostruzione, scrive di una «banda». Non un incidente, dunque: un gruppo che entra di notte in una proprietà privata.

Nella notte tra sabato 19 e domenica 20 settembre, verso le due, a Baldissero d’Alba, nel Cuneese, un uomo di 35 anni sente dei rumori dal cortile del cascinale di via Roma, dove si trova da solo. Fuori c’è il gruppo. Prende la pistola semiautomatica, regolarmente denunciata, e spara più colpi nel buio. Uno degli intrusi viene raggiunto e muore poco dopo, nonostante i tentativi di rianimazione del 118. Gli altri scappano. A chiamare i carabinieri, pochi istanti dopo gli spari, è lo stesso proprietario. La ricostruzione è di La Stampa, ripresa da Torino Cronaca. Sull’identità della vittima, ancora in corso di accertamento, le fonti divergono: per La Stampa, tramite Open, ha 25 anni, è originario dell’Albania e residente a Torino; per l’Ansa e TorinoToday avrebbe circa 40 anni e verrebbe dall’Est Europa.

Il 35enne è indagato per omicidio dalla Procura di Asti, riferisce Today.it. Le indagini sono dei carabinieri della compagnia di Bra e del Nucleo operativo di Cuneo, che stanno verificando anche se l’uomo potesse legittimamente detenere e portare quell’arma nel cascinale.

Il copione è quello di sempre: la notizia diventa il proprietario. L’indagato è lui, gli intrusi restano presunti malviventi, e si discute di quanti colpi, di quale arma, di quale distanza. Non di cosa ci facesse un gruppo nel suo cortile alle due di notte.

La legge del 2019 dice un’altra cosa. L’articolo 52 del codice penale, dopo la legge 36, stabilisce che la proporzione tra difesa e offesa sussiste sempre se chi è legittimamente presente nel proprio domicilio usa un’arma legittimamente detenuta per difendere l’incolumità o i beni, e l’aggressore non desiste. L’articolo 55 esclude poi la punibilità per l’eccesso di chi ha agito in stato di grave turbamento causato dal pericolo in atto.

Non è però un automatismo: come ricorda ItaliaOggi, le presunzioni alleggeriscono il controllo sulla proporzione, non su necessità e attualità dell’offesa. E i punti aperti sono tre: l’arma, che deve essere «legittimamente detenuta»; il cascinale, che secondo il Bustese non è recintato; e i colpi esplosi nel buio.

Il precedente si chiama Roggero. A pochi chilometri da Baldissero, a Grinzane Cavour, il 15 luglio scorso la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, il gioielliere che nel 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo. In primo grado, ad Asti, ne aveva presi 17, e il processo è durato cinque anni. Per l’accusa i colpi partirono quando il pericolo era cessato e i banditi erano in fuga; lui ha sempre parlato di legittima difesa. Matteo Salvini ha chiesto la grazia al Presidente della Repubblica; Sergio Mattarella, senza citare il caso, ha ricordato che le leggi non si cambiano per i singoli casi, riferisce Il Giornale d’Italia.

Il caso di Baldissero, per come è descritto finora, è diverso. Reazione nell’immediatezza, dentro la proprietà, di notte, da solo, con i soccorsi chiamati subito: l’opposto di ciò che l’accusa ha sostenuto nel caso Roggero.

Sul caso è intervenuto anche Matteo Salvini. Dal palco di Pontida, il segretario della Lega ha espresso il suo abbraccio a «chi è stato aggredito e si è difeso a casa sua», riferisce Il Fatto Quotidiano.

Non è un caso isolato, e la politica deve prenderne atto. In provincia di Cuneo i furti in abitazione sono cresciuti del 9,9% nel primo semestre 2025 (664 casi contro 604), mentre in Piemonte nel complesso calano, secondo l’Osservatorio Censis-Verisure realizzato con il Servizio Analisi Criminale del Viminale. Per lo stesso studio il 90,8% degli italiani considera la sicurezza in casa un elemento sempre più importante. Diciamolo: la gente non ne può più di subire, e sempre più persone, davanti a un’intrusione, scelgono di reagire. Che la politica ne tenga conto, dando alla legge del 2019 confini certi, e che la magistratura la applichi fino in fondo.

Il banco di prova è la legge del 2019. Se le ricostruzioni saranno confermate, la norma prevede che chi si difende in casa propria non sia punito.

Foto: Virginia Scarsi, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

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