Il caso della tredicenne molestata nel minimarket di Borgo Vittoria continua a produrre repliche politiche, e la più insistente porta la firma di Verangela “Vera” Marino, capogruppo di Fratelli d’Italia in Circoscrizione 6. In pochi giorni la consigliera ha diffuso due interventi che, messi insieme, compongono un atto d’accusa a tutto campo: al Comune, e a chi — dice lei — protesta contro la violenza sulle donne solo quando conviene.
Il primo bersaglio è l’amministrazione Lo Russo. “Da anni denunciamo una situazione che a Torino è diventata ormai intollerabile”, scrive Marino, ricordando commissioni, esposti e segnalazioni presentati negli anni su minimarket e locali problematici della periferia nord, rimasti secondo lei senza risposta fino a quando non “accade qualcosa di grave”. La richiesta è concreta: valutare limitazioni agli orari di apertura per gli esercizi più problematici, sulla base di istruttorie puntuali. E una rivendicazione di fondo: “Non esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B […] la sicurezza deve essere garantita tanto in centro quanto nelle periferie”.
Il secondo intervento è il più personale: un appello scritto “da donna”, da madre. “Provate, per un solo minuto, a immaginarvi questa scena”, scrive Marino, chiedendo al lettore di mettersi nei panni di un genitore che scopre che l’aggressore della figlia, arrestato, è già di nuovo libero. Da lì la domanda che ripete più volte: “Dove sono le femministe? Dove sono i collettivi? Dove sono le associazioni?” — accusando una parte del mondo che si occupa di violenza sulle donne di mobilitarsi solo quando vittima e colpevole sono “funzionali alla narrazione politica del momento”. Marino cita anche le parole pronunciate lo stesso giorno dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto ad Agorà su Rai3: il quarantaduenne aveva ottenuto la protezione speciale, e il Viminale valuterà se revocargliela “all’esito delle vicende giudiziarie” — un passaggio che, in caso di revoca, aprirebbe la strada a un possibile rimpatrio.
Sul piano giudiziario, intanto, la partita resta aperta: la Procura di Torino ha impugnato la scarcerazione davanti al Tribunale del Riesame, che dovrebbe pronunciarsi nei prossimi giorni.
Marino chiude, però, non con le istituzioni ma con la ragazza stessa — un messaggio di vicinanza per lei e per tutto ciò che, insieme alla sua famiglia, sta affrontando in queste settimane:
“A te, che a soli tredici anni hai conosciuto un’oscurità che nessuna bambina dovrebbe mai incontrare. Quello che ti è stato fatto non ha mai avuto nulla a che vedere con la tua purezza, con il tuo valore o con chi sei davvero. La colpa non è mai stata tua. Mai. C’è chi ha scelto di ferire, di oltrepassare confini che non avrebbe mai dovuto nemmeno avvicinare. Ma quella persona non potrà mai decidere chi diventerai. Tu sei molto più di ciò che hai subito. Sei la parte di te che continua a cercare la luce, anche dopo averne conosciuto il contrario. Sei il coraggio di ricominciare, il diritto di sentirti al sicuro, di tornare a sorridere, di fidarti e di vivere senza portare addosso una colpa che non ti appartiene. Che tu possa crescere sapendo una cosa sopra ogni altra: non sei stata rovinata. Sei stata ferita, e le ferite possono guarire. E un giorno, guardandoti indietro, spero che tu possa vedere non l’ombra di quell’uomo, ma tutta la luce che sei riuscita a custodire dentro di te.”