Lo scrivevamo qualche giorno fa su queste pagine: “tra quattro giorni sapremo se la Sassonia-Anhalt sarà la prima, storica conferma”. Il risultato ufficiale conferma tutto: l’AfD ha vinto le elezioni regionali con il 43,8% dei voti, più del doppio del 20,8% ottenuto nel 2021 (+23 punti) — il miglior risultato di sempre per il partito in un’elezione regionale tedesca. La Cdu del cancelliere Merz, guidata dal governatore uscente Sven Schulze, crolla al 17,2%, il peggior risultato di sempre per i cristiano-democratici in Sassonia-Anhalt, dimezzata rispetto al 37,1% di cinque anni fa. Dietro: Spd al 9,3%, Verdi all’8,9%, Linke all’8,6%, tutti oltre la soglia del 5%. Il Bsw di Sahra Wagenknecht supera anch’esso lo sbarramento ed entra in parlamento; l’Fdp resta fuori al 2,6%. L’affluenza è stata del 77,8% — la più alta mai registrata in Sassonia-Anhalt dalla riunificazione.
L’AfD non ha raggiunto la maggioranza assoluta: si ferma a 39 seggi sugli 83 del Landtag, tre in meno dei 42 necessari. Con i suoi seggi (stimati attorno a 4), il Bsw potrebbe però colmare quel divario: la candidata Claudia Wittig ha dichiarato che il partito deciderà “in base ai contenuti”, collaborando con l’AfD sui temi dove i punti in comune ci sono — senza però confermare se sosterrebbe Siegmund come ministro presidente. Tutti gli altri partiti applicano invece il cosiddetto “cordone sanitario”: la segretaria Cdu Franziska Hoppermann ha escluso “qualsiasi collaborazione con gli estremisti”, e la capolista Linke Eva von Angern ha ribadito la stessa linea, pur aprendo a un governo anti-AfD se la Cdu abbandonasse l'”andare avanti così” degli ultimi anni. L’unica maggioranza numerica possibile senza l’AfD richiederebbe l’accordo di tutti gli altri partiti insieme — uno scenario che nessuno, al momento, sembra in grado di costruire.
Ulrich Siegmund, 35 anni, il candidato di punta soprannominato “Robin Hood” dell’ultradestra tedesca, non usa mezzi termini: “Non posso ancora dire se sarò ministro presidente della Sassonia-Anhalt, ma abbiamo già scritto la storia.” Ha anche evocato lo scenario di elezioni ripetute, in caso di stallo istituzionale: “Nel peggiore dei casi, ci sarebbero semplicemente nuove elezioni e otterremmo il 50% o il 55%.” La leader nazionale Alice Weidel ha parlato di risultato “storico” e di “mandato molto chiaro”, tendendo la mano a chi vorrà collaborare.
Sul fronte Cdu, la sconfitta è riconosciuta senza appello. Sven Schulze ha ammesso davanti ai suoi: “Avremmo voluto un risultato migliore sotto ogni punto di vista.” Il segretario generale federale Tim Klüssendorf ha parlato di risultato “drammatico”, promettendo un contributo per formare “una maggioranza diversa” — un percorso definito “molto, molto difficile”.
Le reazioni internazionali si dividono, prevedibilmente, lungo le stesse linee del voto. In Italia il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di “successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro”, aggiungendo: “alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici”. Dalla Germania, il co-leader Spd e ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha parlato di un risultato che suscita “grandi preoccupazioni” tra molte persone in Sassonia-Anhalt e nel resto del Paese, in particolare tra i cittadini di origine straniera che vivono e lavorano lì da anni, definendolo un “segnale per Berlino” e per il governo federale di Merz.
Il dato più clamoroso, forse, non è nemmeno la percentuale finale — è l’affluenza a metà giornata. Alle 14, quando i seggi erano ancora aperti, aveva già votato il 54,4% degli aventi diritto: quasi il doppio del 27,1% registrato alla stessa ora nel 2021. Non è un partito che vince per astensione altrui: la Sassonia-Anhalt si è mobilitata in massa, consapevolmente, per consegnare il potere all’AfD.
E qui arriva la parte che riguarda direttamente milioni di persone fuori dalla Germania. L’AfD non ha mai fatto mistero del proprio programma su immigrazione e “remigrazione” — il termine con cui la destra radicale tedesca indica il rimpatrio su larga scala di chi non ha, secondo loro, titolo per restare. Un governo AfD in un Land tedesco, il primo della storia post-bellica, non è solo un simbolo: significa competenze dirette su polizia locale, integrazione, gestione dei centri di accoglienza. Per gli extracomunitari residenti in Sassonia-Anhalt, il quadro politico locale può cambiare sul serio, non solo sulla carta.
Il resto d’Europa guarda, e non può fingere che sia un episodio isolato. Lo stesso mese la Svezia torna alle urne con i Democratici Svedesi ormai secondo partito nei sondaggi; la Francia di Le Pen ha completato la sua “dédiabolisation”; il Regno Unito di Farage macina consensi. La Sassonia-Anhalt non è la causa di questo terremoto continentale — ne è la conferma più clamorosa vista finora.
di MR Lutzen