Un muro di fango e roccia si stacca dal versante nepalese intorno alle 10:30 di mercoledì, travolgendo il distretto di Rasuwa e il valico di frontiera di Gyirong, sul lato tibetano. Le immagini di sorveglianza, riprese nel momento dell’impatto, mostrano persone che corrono per mettersi in salvo mentre l’onda invade lo schermo in pochi secondi. Causa accertata: un terremoto di magnitudo 5.2, innescato a sua volta dal crollo di un ghiacciaio, ha generato la colata di detriti. Il bilancio è salito ad almeno 362 morti e oltre 1.400 dispersi, tra cui 34 turisti australiani e due cittadini italiani, secondo le autorità nepalesi.
Sui soccorsi si muovono più fronti: l’India ha inviato 10 tonnellate di aiuti, gli Stati Uniti hanno stanziato 500.000 dollari, mentre in Tibet il presidente Xi Jinping ha ordinato il massimo impiego di risorse nella contea di Gyirong, dove strade, comunicazioni ed elettricità restano interrotte. Il premier nepalese Balendra Shah ha assicurato la piena responsabilità del governo per soccorsi, cure mediche e alloggi.
Le operazioni restano complicate dal livello dell’acqua, che ha costretto gli elicotteri a recuperare persone bloccate sui tetti con il verricello. Un’ostruzione più a monte lungo lo stesso corso d’acqua potrebbe cedere e generare una seconda ondata: le zone più basse sono già in evacuazione preventiva.
🔴 Aggiornamento — Nuove immagini pubblicate da Repubblica mostrano la stessa fuga disperata da un’altra angolazione, stavolta da terra: guarda il video su Repubblica.
Non è la prima volta che Rasuwa viene colpito in questo modo: un episodio quasi identico, causato dallo straripamento di un lago glaciale tibetano, si era già verificato nell’agosto 2025, con 9 vittime. A un anno di distanza, la stessa area himalayana paga di nuovo il prezzo più alto di un clima che rende questi eventi sempre meno eccezionali.
🔴 Aggiornamento del 1° settembre — A una settimana e mezza dalla frana, il bilancio è salito drammaticamente: almeno 987 morti in Nepal e 16 in Tibet, per un totale di 1.003 vittime accertate. I dispersi restano 4.462 (3.916 in Nepal, 546 in Tibet), mentre le operazioni di soccorso entrano nel settimo giorno.