Il bue e l’asino: Erdogan e Netanyahu si accusano a vicenda di quello che fanno entrambi

Un duello che va avanti da un decennio abbondante, a colpi di insulti sempre più pesanti tra Erdogan e Netanyahu. Nel 2023, dopo il 7 ottobre, il presidente turco paragona il premier israeliano a Hitler: “Non c’è differenza tra le azioni di Netanyahu e quelle di Hitler […] è più ricco di Hitler”. La replica, la stessa settimana: “Erdogan, che sta commettendo un genocidio contro i curdi e detiene il record mondiale di giornalisti imprigionati per essersi opposti al suo regime, è l’ultima persona che può predicarci moralità.”

È lo schema che si ripete identico da anni. Nel 2018 Erdogan definisce Netanyahu “un ladro”, “un tiranno”, “un terrorista”, accusandolo di “massacrare bambini palestinesi di sette anni”. Netanyahu risponde chiamandolo “dittatore” e ricordando l’occupazione turca di Cipro del Nord, definendo l’esercito di Ankara responsabile di “massacri di donne e bambini nei villaggi curdi, dentro e fuori la Turchia”. Nel 2019 tocca a “ladro e tiranno” contro “dittatore che imprigiona i giornalisti”. Ogni round, lo stesso meccanismo: ciascuno rimprovera all’altro esattamente il tipo di accusa — repressione interna, occupazione territoriale, violenza sui civili — che la comunità internazionale rivolge a entrambi separatamente, con dossier diversi ma logica identica.

Il bue che dà del cornuto all’asino, appunto: Erdogan, alla guida di un Paese che secondo le organizzazioni per la libertà di stampa detiene tra i più alti numeri al mondo di giornalisti in carcere e che ha condotto operazioni militari contro le milizie curde definite da più osservatori una pulizia etnica strisciante, accusa Netanyahu di genocidio. Netanyahu, il cui governo è sotto processo per genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia per la conduzione della guerra a Gaza, accusa Erdogan di genocidio contro i curdi. Nessuno dei due, prevedibilmente, applica a se stesso lo standard che pretende dall’altro.

Non significa che le loro accuse reciproche siano tutte infondate — spesso, anzi, colgono nel segno. Significa che nessuno dei due ha la statura morale per pronunciarle senza che suoni, appunto, come il bue che dà del cornuto all’asino.

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