Squadrismo nei cantieri: l’ultima allucinazione del PD

Un consigliere regionale, una senatrice e un consigliere comunale del PD pisano lanciano l’allarme: sui muri della scuola primaria Collodi sono comparse scritte inneggianti al fascismo. Il vicepresidente del Consiglio regionale toscano Antonio Mazzeo parla di “gesto gravissimo e intollerabile”, tanto più odioso perché colpisce “un luogo di educazione e democrazia”. La senatrice Ylenia Zambito rincara collegando l’episodio al giorno del ritrovamento del corpo di Matteotti. Passano poche ore, e la scritta “Sì fasci” si rivela essere “si fascia” — l’indicazione lasciata dagli operai per il cappotto termico dell’edificio, con tanto di “no fascia” a specificare dove il materiale isolante non andava applicato. Roberto Vannacci non si lascia sfuggire l’occasione: “Per il PD di Pisa anche i cantieri sono fascisti”.

Non è la prima volta che il partito trova simboli dove ci sono coincidenze. A gennaio, un cherubino biondo restaurato nella basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma, fu giudicato sospettosamente somigliante a Giorgia Meloni: la deputata PD Irene Manzi e Filiberto Zaratti (AVS) presentarono un’interrogazione al ministro della Cultura Alessandro Giuli, chiedendo di verificare se il restauro avesse alterato l’opera per fini propagandistici. La stessa premier rispose con ironia: “No, decisamente non somiglio a un angelo”. Anche lì, restauratore e Vicariato caddero dalle nuvole.

Va detto, per onestà, che dietro entrambi gli episodi non c’è malafede: c’è una vigilanza reale, a volte anche giustificata, su un tema — il riemergere di simboli e nostalgie fasciste — che in Italia merita attenzione, come ha ricordato lo stesso consigliere Enrico Bruni citando episodi veri di vandalismo a sfondo fascista avvenuti a Pisa nei mesi scorsi. Il problema non è la sensibilità al tema. È la sequenza, ormai ricorrente, di allarmi lanciati prima di verificare — un cherubino, un cantiere — che finiscono per trasformare una vigilanza legittima in una barzelletta che rischia di far sembrare meno credibile l’allarme, quello vero, la prossima volta che servirà davvero.

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