Dalla mezzanotte dell’8 agosto la Policía Nacional controlla i documenti dei passeggeri in arrivo dall’Italia. Circa cento agenti distribuiti sui posti di frontiera, da due a quattro per volo, con l’obiettivo di verificare una percentuale di viaggiatori compresa tra il 5 e il 10%: una quindicina di persone per aereo di medie dimensioni. I controlli avvengono nel finger, la passerella che collega l’aereo al terminal, oppure direttamente in pista, ai piedi della scaletta. Coinvolti gli scali di Madrid, Barcellona, Malaga, Siviglia, Valencia, Alicante, Bilbao, Palma e Ibiza, e i porti crocieristici del Mediterraneo. Dall’altra parte, i voli sotto osservazione partono da Fiumicino, Ciampino, Malpensa, Napoli, Venezia e Firenze. I dati sono di fonte ministeriale spagnola, riportati da La Vanguardia e rilanciati da Sky TG24.
Le testimonianze raccolte dai quotidiani spagnoli raccontano la scena: “All’arrivo la Polizia ci ha chiesto cosa ci facessimo in Spagna. Ho mostrato il documento d’identità e mi hanno lasciato andare. Chi non aveva documenti spagnoli è stato portato in una stanza per essere identificato”. Su altri voli, nulla. Il criterio, spiegano fonti del ministero dell’Interno a El País, è che le squadre decidono sul posto: accedono ai dati del passenger name record trasmessi in anticipo dalle compagnie, e scelgono se fermare un intero volo o singoli individui a bordo.
Fin qui la cronaca. Il punto politico, però, sta nella motivazione ufficiale. Il ministero dell’Interno spagnolo ha giustificato il provvedimento con la “persistente pressione migratoria irregolare” che interesserebbe l’Italia. Nostro il problema, dunque. E una fonte della Polizia, sempre a El País, ha spiegato il concetto con una franchezza involontariamente comica: “L’Italia è un punto critico per l’immigrazione clandestina. Controlliamo solo i passeggeri che sospettiamo siano saliti a bordo di un aereo dall’Italia ma provengano da fuori dell’Ue”.
Fermiamoci un attimo su questa frase, perché contiene l’intera vicenda. Se la Spagna controlla soltanto i cittadini extracomunitari in arrivo dall’Italia, allora sta facendo esattamente ciò che l’Italia fa dal 1° agosto — verifiche sui soli cittadini di Paesi terzi — dopo aver definito quella stessa misura “ingiusta, sproporzionata e ingiustificata”, aver minacciato ritorsioni ed emesso un ultimatum di quarantotto ore. Se invece controlla tutti, come risulta dal testo del provvedimento e dalle testimonianze di chi si è visto chiedere i documenti pur essendo italiano, allora ha fatto qualcosa di più ampio di ciò che contestava. In entrambi i casi la protesta si autodemolisce.
Ma il paradosso più grosso è geografico. Nello stesso momento in cui a Barajas si ferma una signora di Modena per chiederle che ci fa in Spagna, a Ceuta erano entrate oltre 72.000 persone in due giorni scavalcando le recinzioni e attraversando a nuoto, con 82 morti annegati e più di ottocento minori rimasti sul territorio perché non rimpatriabili. Lì la frontiera non c’era. Lì nessuno ha chiesto documenti, nessuno ha selezionato un volo, nessuno ha portato qualcuno in una stanza per l’identificazione. La Spagna scopre il rigore alla frontiera esattamente quando dall’altra parte c’è un turista italiano con la carta d’identità in mano.
C’è poi un dettaglio che i numeri spagnoli richiamano e che è bene guardare fino in fondo, senza sconti per nessuno: nella nota del ministero si cita il quasi mezzo milione di irregolari arrivati in Italia negli ultimi cinque anni a fronte di appena sedicimila rimpatri. È un dato che dovrebbe far riflettere Roma quanto Madrid, perché racconta un’Europa in cui i confini esterni sono un’opinione e ogni governo, alla fine, se la cava scaricando sul vicino. Solo che il vicino, in questo caso, non ha lasciato passare settantaduemila persone in quarantotto ore.
Nota di servizio per chi parte in questi giorni: dal 3 agosto, per effetto del regolamento europeo sulla sicurezza dei documenti, la carta d’identità cartacea italiana non è più valida per l’espatrio. Serve la CIE o il passaporto. Non è colpa di Sánchez, ma senza quel documento la stanza dell’identificazione all’aeroporto rischiate di vederla davvero.