Meloni ferma i terroristi, Sánchez ferma i bambini

Mettiamo le due misure una accanto all’altra, perché la differenza non è di sfumatura.

L’Italia ha sospeso Schengen il 1° agosto, limitando i controlli ai soli cittadini di Paesi terzi in arrivo dalla Spagna. La ragione, oggi, è documentata: l’intelligence spagnola giudica “pienamente credibile” il rischio di un nuovo assalto di massa a Ceuta il 15 agosto, con istruzioni che circolano su Facebook, WhatsApp e TikTok — orari, punti di ritrovo, abbigliamento consigliato per la traversata a nuoto, tratti dove scavalcare le nuove recinzioni marine. Una macchina organizzata, dietro cui gli inquirenti hanno riscontrato utenze tunisine, algerine, libiche ed egiziane. E sul tavolo di Giorgia Meloni, riferisce Il Messaggero citando fonti qualificate, sono arrivati report che segnalano l’attivismo di cellule jihadiste nel Nord del Marocco interessate a infiltrare propri affiliati tra i migranti. Il presidente di Ceuta Juan Jesús Vivas ha detto alla commissione Libe del Parlamento europeo che l’exclave “non è tornata alla normalità” e che restano sul posto tra ottomila e undicimila migranti, migliaia dei quali subsahariani non rimpatriabili. Onestà vuole si aggiunga che il documento spagnolo precisa che il rischio è “reale ma di portata incerta”, e che la valutazione si basa su informazioni pubbliche. Resta il fatto che sono i servizi di Madrid, non la propaganda di Roma, a dirlo.

La Spagna ha risposto controllando chiunque arrivi dall’Italia. Non i cittadini extracomunitari: chiunque. Dalla mezzanotte dell’8 agosto fino al 7 settembre, in porti e aeroporti, con cento agenti, da due a quattro per volo, verifiche condotte nel finger o direttamente in pista, ai piedi della scaletta. Il primo giorno riguardavano il 5-10% dei passeggeri, oggi sono già al 15%.

Ecco il punto: una delle due misure cerca chi non deve entrare in Europa, l’altra cerca chi torna dalle vacanze.

Il risultato si è visto subito. All’aeroporto di Minorca una quarantina di italiani — una decina di famiglie, molte con bambini piccoli, tra cui due nuclei abruzzesi di Sulmona e Pescara — sono rimasti bloccati per ore senza sapere come sarebbero tornati a casa, con l’imbarco fermato per la carta d’imbarco di un bambino di dieci anni. Nel caso specifico l’inceppo tecnico è nato da una prenotazione fatta male dall’agenzia; ma è il clima creato dalla ritorsione che trasforma un disguido ordinario in un pomeriggio d’attesa senza risposte. E chi ha atteso in pista a mezzogiorno d’agosto, alle Baleari o in Andalusia, sa cosa significa far scendere anziani e bambini per un controllo documenti sotto quaranta gradi.

Il vicepremier Antonio Tajani l’ha definita una “ritorsione inaccettabile”, aggiungendo la frase che pesa: “Non si revoca Schengen solo per ritorsione, senza una ragione, creando un danno al turismo”. Danno che ricade anche sugli operatori spagnoli, va detto: la ripicca non ha bersagli selettivi.

Resta l’immagine di partenza. Un premier che detta ultimatum in videoconferenza dalla residenza estiva de La Mareta, alle Canarie, mentre a duemila chilometri di distanza una famiglia di Sulmona aspetta al gate con un bambino di dieci anni. Chi difende un confine dai terroristi fa il proprio mestiere; chi ferma i turisti per ripicca fa un’altra cosa, e non è politica estera.

di MR Lutzen

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