Tutti in piedi per Franco Baresi

Milano si è fermata, ha trattenuto il respiro e poi si è alzata in piedi. Un intero popolo, fatto di sciarpe rossonere, bandiere sbiadite dal tempo, ma soprattutto di una commozione trasversale e silenziosa, ha gremito la basilica di Sant’Ambrogio e le strade circostanti per dare l’ultimo, solenne saluto a Franco Baresi. Nel giorno del lutto cittadino proclamato dal sindaco Giuseppe Sala, la metropoli lombarda ha stretto in un abbraccio infinito il suo simbolo più autentico, il ragazzo di Travagliato diventato leggenda planetaria e anima immortale del Milan.

Già dalle prime luci dell’alba, una folla oceanica si è raduata davanti alla basilica. Non c’erano colori di club, non c’erano rivalità di tifo: c’era soltanto il rispetto profondo per un campione che ha insegnato cosa significhi la dignità, lo stile e la lealtà sportiva dentro e fuori dal campo. Quando il feretro ha varcato la soglia della chiesa, accompagnato dal coro spontaneo e viscerale “C’è solo un capitano”, la tensione emotiva si è sciolta in un applauso scrosciante, lungo, interminabile. Tutti in piedi, esattamente come accadeva nei decenni scorsi sugli spalti di San Siro di fronte a una sua chiusura perfetta, a un anticipo pulito, a quel modo regale di guidare la difesa.

All’interno della navata, le massime autorità dello sport e le grandi glorie che hanno fatto la storia del calcio italiano si sono strette attorno alla famiglia. C’erano i compagni di viaggio di una vita e di mille battaglie, da Paolo Maldini a Marco Van Basten e Daniele Massaro, custodi di un’era irripetibile. Commovente e profondamente simbolica è stata la presenza di Beppe Bergomi, storico e leale rivale sui campi di Serie A, che ha voluto salire all’ambone per leggere la prima lettura della messa. Un gesto di amore fraterno tra due bandiere che hanno diviso la città senza mai dividerne i valori, suggellato pochi mesi prima dalla condivisione della torcia olimpica.

Non sono voluti mancare il ministro dello Sport Andrea Abodi, il presidente della FIGC e i vertici di club ed istituzioni calcistiche nazionali e internazionali, a testimonianza di un’eredità che trascende i confini di fede di una singola squadra. Tra i banchi anche Roberto Baggio, legato a Baresi da un affetto profondo e da quel destino comune vissuto con la maglia azzurra della Nazionale.

Le parole pronunciate durante l’omelia hanno dipinto il ritratto di un uomo schivo, capace di parlare con i fatti, con la dedizione silenziosa e con la forza di una correttezza esemplare. Un leader gentile che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare, diventando il punto di riferimento assoluto di generazioni di sportivi.

Quando la cerimonia si è conclusa e la bara ha lasciato la basilica di Sant’Ambrogio, Milano ha risposto con l’ultimo, definitivo tributo. Un silenzio irreale ha preceduto un nuovo boato di applausi, mentre i fumogeni rossi si accendevano nella piazza e i volti rigati dalle lacrime cercavano conforto in un ricordo comune. Franco Baresi se ne va portando con sé il numero sei della sua maglia, per sempre ritirata non solo dalla borsa del club, ma scolpita nella storia dello sport mondiale. Resta il mito di un precursore, del Kaiser di Provincia, del capitano che ha insegnato all’Italia intera come si sta in piedi, a testa alta, davanti alle sfide della vita.

Lascia un commento