Quella di Roma non è un caso isolato: è un genere letterario che si ripete, con lievi variazioni di sindaco e di dialetto, in mezza Italia. Bastano poche settimane di ricerca negli atti dei consigli comunali di Torino e Milano per scoprire che la formula «occupazione abusiva più bolletta pubblica» è quasi un modulo standard nelle città amministrate da anni dal centrosinistra. Genova, come si vedrà, è l’eccezione che conferma poco e complica parecchio.
A Roma un deputato capitolino di Fratelli d’Italia ha calcolato oltre sessanta immobili occupati abusivamente tra case e centri sociali, alcuni da venti o trent’anni, con almeno quindici casi in cui le utenze risultano ancora intestate a Roma Capitale. Tra gli esempi: l’ex Cinodromo di via della Vasca Navale, occupato dal 2002, l’immobile di via Erminio Spalla dal 2008, e un’ex scuola di via Alberto Pollio. Il caso che ha acceso la miccia è quello della ex colonia Vittorio Emanuele di Ostia, dove il Comune avrebbe speso oltre mezzo milione di euro di utenze in sei anni.
A Torino la sceneggiatura è persino più articolata. Il centro sociale Askatasuna occupava dal 1996 un edificio di corso Regina Margherita 47, ex sede di un’opera pia comunale abbandonata. Nel gennaio 2024 l’amministrazione di centrosinistra aveva firmato un patto per riconoscerlo come «bene comune», limitando l’uso al solo piano terra. Il patto è saltato il 18 dicembre 2025, quando la Digos ha sequestrato lo stabile su ordine del ministro dell’Interno, trovando ancora sei attivisti al terzo piano — quello che sulla carta era già stato liberato. Ci sono voluti un ministero e ventinove anni di occupazione per chiudere una vicenda che il Comune, da solo, aveva scelto di legittimare.
A pochi isolati di distanza, nello stesso periodo, il Consiglio comunale discuteva un’altra storia meno romantica. In via Palestrina 25, nel quartiere Barriera di Milano, un condominio di quindici appartamenti — famiglie, bambini, anziani — è rimasto senza acqua per cinque mesi per la morosità di alcuni inquilini, con un debito verso la società idrica accumulato dal 2013 al 2024 fino a duecentomila euro. Una consigliera di opposizione ha fatto notare in un’interpellanza che, nello stesso periodo, i centri sociali cittadini occupati abusivamente — Askatasuna, il CSOA Gabrio di via Millio e El Paso Occupato di via Passo Buole — continuavano a ricevere regolarmente luce e acqua, senza che fosse chiaro chi, materialmente, pagasse il conto.
A Milano la formula si ripete con un tocco di originalità burocratica. Nell’ex mercato comunale di viale Molise, di proprietà pubblica, il centro sociale Macao occupa gli spazi a costo zero — e le utenze, secondo le cronache, le paga il Comune. Il sindaco cittadino non ha mostrato fretta di affrontare la questione. Diverso il caso del Leoncavallo, occupato dal 1994 su terreno privato: lì il Comune non pagava nulla, ma per trent’anni non è mai arrivato uno sfratto, finché la famiglia proprietaria ha ottenuto in tribunale un risarcimento di tre milioni di euro a carico dello Stato — non del centro sociale — per non essere riuscito a liberare l’immobile. Lo sgombero è arrivato solo nell’agosto 2025.
Genova, va detto per onestà, complica un po’ la tesi. Il centro sociale Terra di Nessuno, occupato dal 1997 nel quartiere Lagaccio, è stato sgomberato nel 2021 da un’amministrazione di centrodestra proprio per la morosità sulle utenze, mentre nel 2015 era stata un’amministrazione di centrosinistra a sgomberare il laboratorio Buridda da un altro stabile. A Genova, insomma, destra e sinistra hanno trovato entrambe la via dello sgombero, sia pure con tempi e argomenti diversi. Resta da vedere se la nuova amministrazione, insediata nel 2025, confermerà l’eccezione o si allineerà al copione delle altre città.
Messe in fila, le quattro città raccontano una morale abbastanza semplice: dove il centrosinistra amministra da più anni, l’occupazione abusiva tende a diventare un dato acquisito, quasi un servizio pubblico non deliberato ma tollerato, bolletta compresa. Il cittadino che paga puntualmente, invece, quando sbaglia una rata si ritrova la fornitura staccata in pochi giorni. Il garantismo, evidentemente, si esercita meglio sulle case altrui che sul bilancio proprio.