Venezuela, a due mesi dal sisma il bilancio sale a 6.509 morti

🔴 Aggiornamento del 1° settembre: a due mesi esatti dal doppio sisma del 24 giugno, il bilancio delle vittime è salito a 6.509 morti. Il crollo di almeno 190 edifici ha reso inabitabili oltre 25.240 abitazioni nel litorale settentrionale, in particolare nello Stato di La Guaira. La presidente incaricata Delcy Rodríguez ha annunciato la consegna di 335 nuove case ai senzatetto, con la promessa di arrivare a 4.000 entro fine anno, mentre le piogge torrenziali delle ultime settimane continuano a complicare la vita negli accampamenti temporanei.

Aggiornamento precedente: quasi due mesi dopo il doppio sisma di magnitudo 7.2 e 7.5 del 24 giugno, una nuova scossa di magnitudo 4.0 ha svegliato nella notte tra il 17 e il 18 agosto gli abitanti di La Guaira, l’area costiera più colpita, con epicentro a soli 10 km dal centro città e profondità di 10 km. La presidente incaricata Delcy Rodríguez ha attivato il Sistema di Protezione per il monitoraggio, precisando che al momento non risultano danni né persone coinvolte. Il bilancio ufficiale del disastro di giugno era nel frattempo salito a 6.438 morti e 73.356 feriti, secondo i dati diffusi dalle autorità.

Tra le notizie di queste settimane, un passaggio di testimone significativo: la squadra di soccorso messicana “Los Topos”, guidata da Héctor Méndez, ha lasciato il Venezuela dopo 41 giorni di attività per trasferirsi in Colombia, dove il terremoto del 10 agosto ha aperto una nuova emergenza — segno di quanto l’America Latina sia stata colpita da catastrofi sismiche ravvicinate in queste settimane. Sul fronte della raccolta fondi, l’emittente Venevisión ha annunciato il ritorno del Teletón, in programma il 17 ottobre con il titolo “Unidos por Venezuela”, per sostenere le comunità colpite; l’iniziativa segna il ritorno di questo formato di raccolta fondi nel Paese dopo diversi anni di assenza. A Miami, un concerto di beneficenza dal titolo “Somos hermanos” ha già raccolto fondi sia per le vittime venezuelane sia per quelle colombiane.

Il Venezuela era sospeso ufficiali. A quasi una settimana dal doppio sisma di magnitudo 7.2 e 7.5 che ha sconvolto il Paese il 24 giugno, il bilancio delle vittime accertate viaggiava intorno ai 1.900 decessi. Si trattava di un dato che, pur nella sua tragicità, appariva drammaticamente parziale se messo a confronto con la mole di dispersi, che aveva già superato la soglia dei 70.000.
Lo stridore tra i conteggi governativi e le immagini che giungevano dalle aree più colpite, come La Guaira e Caracas, era lacerante. Mentre le autorità si concentravano sul censimento dei cadaveri recuperati negli ospedali e nelle zone bonificate, il resto del mondo guardava con sgomento a intere porzioni di città rase al suolo, ridotte a distese di detriti dove migliaia di persone mancavano all’appello. Le proporzioni della catastrofe suggerivano una realtà dai contorni molto più cupi: in molti, tra osservatori internazionali e soccorritori sul campo, temevano che il bilancio finale potesse essere decine di volte superiore a quello dichiarato in quei giorni — un timore che i dati delle settimane successive hanno confermato, con il bilancio più che triplicato rispetto alle prime stime.
La discrepanza non era solo numerica, ma toccava il cuore stesso della crisi umanitaria. La difficoltà di accedere a molti quartieri, unita a un sistema di comunicazione frammentato, ha impedito a lungo di avere un quadro reale di quanto fosse accaduto sotto le macerie di complessi residenziali e torri abitative collassate — molte delle quali, come hanno osservato diversi osservatori, erano proprio tra gli edifici costruiti dai governi di Chávez e Maduro.
Mentre la comunità internazionale ha inviato aiuti e squadre di soccorso, inclusi i contingenti italiani della Protezione Civile, il dolore delle famiglie si è scontrato a lungo con l’incertezza. Oggi, a due mesi di distanza, il Venezuela convive con scosse di assestamento che riaprono ferite mai rimarginate, e con una ricostruzione lenta che riceve una frazione dell’attenzione mediatica internazionale dedicata a disastri più recenti — nonostante un bilancio di vittime rimasto, a tutt’oggi, il più grave della regione in questi ultimi anni.

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