Un libro-rivelazione appena uscito riporta che il capo della Casa Bianca si sarebbe paragonato, di propria iniziativa e senza che nessuno glielo chiedesse, ai due nomi che la storia del Novecento riserva come metro estremo del male assoluto, rivendicando per sé poteri che definisce, testualmente, illimitati. Nello stesso giro di cronache, si apprende che il responsabile della sanità del medesimo governo ha conquistato l’amministrazione grazie a una dieta a base di crauti e bistecca, regime alimentare presentato come toccasana per la digestione e, presumibilmente, anche per il pensiero strategico.
C’è un dettaglio storico che i due protagonisti di questa vicenda, con ogni probabilità, non conoscono nemmeno: il dittatore tedesco evocato come unità di misura del potere assoluto era, per buona parte della sua vita pubblica, vegetariano convinto — niente bistecca, niente carne in generale, secondo i resoconti dei suoi stessi commensali. Chi oggi lo cita come pietra di confronto aspirazionale ignora con tutta probabilità anche questo, il che rende la faccenda doppiamente comica: si evoca il tiranno senza nemmeno sapere come si comportava a tavola, e si celebra una dieta che il tiranno in questione avrebbe probabilmente rifiutato.
Non è chiaro se le due notizie siano collegate da un filo di causa-effetto o se si tratti solo di una coincidenza editoriale, ma l’effetto complessivo è quello di un governo che si muove su due binari paralleli con la stessa disinvoltura: la grammatica del potere assoluto da un lato, la gastronomia mitteleuropea dall’altro.
C’è qualcosa di sinceramente comico, se non fosse tragico, nel fatto che l’uomo che gestisce la salute pubblica di trecentotrenta milioni di persone basi la sua credibilità non su protocolli, evidenze o competenze epidemiologiche, ma sulla narrazione di un regime alimentare che qualunque nonna del centro Europa avrebbe approvato senza bisogno di un titolo accademico. È la trionfale vittoria dell’aneddoto sul dato, della tavola sul laboratorio. E mentre la sanità si fa dieta, la presidenza si fa impero: i due Cesari del secolo scorso, evocati non per condanna ma per paragone aspirazionale da chi probabilmente non ne conosce nemmeno le abitudini alimentari, diventano la pietra di confronto a cui tendere.
Resta solo da chiedersi, con la consueta ironia di chi osserva da lontano e si tiene il diritto di sghignazzare: liberateci, sì, ma da cosa per primo? Dall’illimitatezza dichiarata o dai crauti?