Il Quirinale brilla di vip, ma l’Italia reale paga i conti da 80 anni

Le celebrazioni per l’80° anniversario della Repubblica Italiana hanno offerto il consueto spettacolo di alta rappresentanza istituzionale. Il Presidente Sergio Mattarella ha accolto nei giardini del Quirinale una platea scintillante, un vero e proprio “pieno di vip” che ha visto sfilare i volti più noti del cinema, della tv, dei social e dello sport nazionale. Da Carlo Verdone a Paola Cortellesi, fino ai cantanti del momento e ai campioni olimpici, la narrazione ufficiale ha messo in scena la vetrina del presenzialismo italiano per festeggiare otto decenni di democrazia e libertà.

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Dietro i sorrisi per i fotografi e l’eleganza modaiola del ricevimento presidenziale, tuttavia, si avverte una nota dissonante che la retorica dei palazzi non riesce del tutto a coprire. Mentre i riflettori si concentravano sul glamour dei personaggi famosi, i milioni di italiani che quella Repubblica la sostengono economicamente ogni giorno sono rimasti sullo sfondo, quasi invisibili. C’è una differenza profonda tra le stelle che illuminano la storia del Paese con il merito e il lavoro silenzioso, e i vip che semplicemente riempiono le cronache mondane del momento.

Il paradosso emerge con forza se si guarda alla quotidianità di chi manda avanti l’economia reale. L’Italia vera non sta aspettando il conto alla fine della festa: lo sta già pagando, ininterrottamente, da ottant’anni. I cittadini finanziano la macchina statale attraverso un carico fiscale che non accenna a farsi più leggero. Chi gestisce un’attività di famiglia, chi si fa carico della gestione di piccoli immobili e box, o chi semplicemente vive del proprio lavoro si trova ogni giorno a fare i conti con scadenze tributarie, balzelli e adempimenti burocratici asfissianti. C’è una distanza siderale tra l’atmosfera ovattata della passerella romana e le preoccupazioni di chi deve incastrare i conti alla fine del mese, magari saldando a rate le imposte per rimanere a galla.

La critica non punta il dito contro il valore simbolico della festa, che resta un momento di fondamentale unità nazionale. Il nodo della questione è la rappresentazione delle priorità. Un anniversario così importante dovrebbe essere l’occasione per mettere al centro proprio quella base silenziosa di contribuenti e lavoratori che rappresenta la vera spina dorsale della nazione. Quando la narrazione si sposta esclusivamente sulle celebrità e sul presenzialismo da copertina, il rischio è di lanciare un messaggio di distacco profondo dalla realtà.

La Repubblica compie ottant’anni grazie al sacrificio e alla costanza di chi paga le tasse e investe sul territorio, spesso senza ricevere in cambio servizi all’altezza dell’impegno richiesto. Ricordarsi di loro solo al momento di battere cassa, dimenticandoli nei momenti di celebrazione e di orgoglio collettivo, è un errore che le istituzioni non dovrebbero permettersi. Il successo di un Paese non si misura dal numero di vip nel cortile del Quirinale, ma dalla capacità di far sentire protetti, rispettati e valorizzati i cittadini che quel cortile lo mantengono da generazioni.