Ben Gvir come i leoni del Colosseo: “Flotillas et Fluiditas” nel nuovo circo progressista

Il meccanismo del consenso non si inventa nulla, si limita a cambiare i costumi di scena. Nell’arena della modernità occidentale, il dramma dei corpi e delle identità è diventato il nuovo panem et circenses, una spettacolarizzazione permanente utile a coprire il vuoto della politica materiale. Se i romani anestetizzavano la plebe offrendo il sangue dei cristiani e il grano di Stato, i progressisti europei di oggi alimentano il circuito mediatico con le icone della geopolitica umanitaria e i vessilli dei diritti civili, trasformando cause drammatiche o legittime in una comoda cortina fumogena.

Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!

Da un lato del Colosseo globale si muovono i “leoni” dell’oltranzismo, figure come il ministro Itamar Ben Gvir, la cui ferocia retorica e azione politica fungono da perfetto catalizzatore dell’orrore. Dall’altro lato, la politica progressista spinge nell’arena i suoi nuovi martiri ideali: gli attivisti delle flotille e le categorie queer o LGBT. Queste figure vengono esibite non per essere protette o per risolvere le contraddizioni strutturali alla radice, ma per consentire alle élite occidentali di celebrare il proprio primato morale a colpi di tweet, posizionamenti e indignazione di facciata.

Il paradosso si compie dietro le quinte, dove il meccanismo svela la sua natura puramente scenica. Mentre sul palco si piangono i martiri bendati e picchiati della nave umanitaria, i porti e i bilanci della stessa Europa continuano a garantire i flussi logistici e i rifornimenti di carburante che alimentano la macchina dei leoni. Il cittadino-spettatore, privato ormai del “pane” dei diritti sociali, del lavoro e del welfare, viene distratto dal riflesso condizionato delle bandiere e della fluidità, guardando l’arena per non accorgersi che il biglietto dello spettacolo lo sta pagando lui.