La Notizia che non Esiste (per Gedi)

C’è un vecchio adagio nelle redazioni: “Se una notizia non è in linea con il tuo editoriale, non è una notizia”. Oggi, il Gruppo GEDI ha applicato questa regola con una precisione chirurgica. Il parere favorevole della Corte UE sull’accordo Albania-Italia non è solo un tecnicismo; è la demolizione giuridica di mesi di campagne condotte da Repubblica e La Stampa contro quello che definivano un “fallimento illegale”.

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Cosa succede quando la realtà ti dà torto? Semplice: la si nasconde. Mentre il resto della stampa riporta l’esultanza di Giorgia Meloni per i “due anni persi” a causa dei blocchi giudiziari ora sconfessati dall’UE, le ammiraglie di GEDI scelgono l’eclissi. Non c’è un annuncio, non c’è un’analisi, non c’è nemmeno lo spazio per una smentita. La notizia viene sepolta sotto aggiornamenti minori, nella speranza che il lettore non si accorga del clamoroso dietrofront dell’Europa rispetto ai desiderata della sinistra italiana.

Questo silenzio è la prova più evidente di come il giornalismo di “schieramento” possa diventare un limite alla verità. Ignorare un parere della Corte di Giustizia Europea non è solo una scelta di campo, è un tradimento del patto con il lettore, che si ritrova informato solo sulle vittorie della propria parte e lasciato all’oscuro delle sconfitte. Quando l’ideologia vince sulla cronaca, il risultato è un giornale che non racconta più il mondo, ma solo il mondo che vorrebbe vedere.

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