In Italia la satira non è più un proiettile, ma un telecomando. Si preme un tasto per sintonizzarsi sulla frequenza che ci dà ragione. Da una parte abbiamo il “colesterolo alto” di una satira di sinistra che si è fatta istituzione; dall’altra, una satira di destra che cerca di accreditarsi usando lo sberleffo come clava contro il politicamente corretto.
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!Il Salotto Buono: La Sinistra e il rito dell’approvazione
La satira che va da Luciana Littizzetto a Propaganda Live, passando per le ultime evoluzioni di Benigni, soffre di una sindrome da “primo della classe”.
• La Predica di Benigni: Il comico che un tempo entrava in scena a cavallo di un uomo oggi entra in scena con la Costituzione o la Bibbia. È diventato il custode dei valori, perdendo la capacità di essere l’elemento di disturbo.
• La Liturgia della Littizzetto: Il monologo finale a Che Tempo Che Fa è diventato un rassicurante rinfresco per il ceto medio riflessivo: battute prevedibili che non graffiano il potere, ma confermano la superiorità morale di chi ascolta.
• La Bolla di Propaganda: Un prodotto di altissima qualità che però rischia di diventare un gergo per pochi eletti, dove si ride del “nemico” (il populista, il sovranista) senza mai mettersi davvero in discussione.
La Pancia del Paese: Zalone e la riscossa “scorretta”
Sul fronte opposto, la satira che flirta con la destra ha capito che oggi il vero potere da scardinare non è più (solo) quello politico, ma quello culturale.
• Checco Zalone come reagente: Zalone è il punto di rottura. Non è di destra in senso stretto, ma la destra lo ha adottato perché “dice le cose come stanno”, ignorando che lui sta prendendo in giro proprio quella pretesa di verità. È una satira che lavora sui bassi istinti per rivelarli, ma che spesso viene usata come scudo contro ogni critica.
• Osho e la satira “da bar”: Federico Palmaroli ha intercettato il bisogno di sgonfiare la bolla intellettuale. Se la sinistra cita i massimi sistemi, Osho risponde con la cinica saggezza del “sorchettaro” romano. È una satira orizzontale, che non vuole insegnare nulla a nessuno, e proprio per questo appare più fresca.
Il grande assente: Il “Terzo Occhio”
Il problema di fondo è che la satira oggi ha paura della solitudine. Per essere efficace, un satiro dovrebbe essere solo, come un piccolo Majorana della comicità: un osservatore isolato, capace di vedere equazioni dove gli altri vedono solo caos, e di sparire quando il sistema cerca di arruolarlo.
Invece, oggi i comici cercano il “mi piace”, l’applauso della propria tribù. La satira di sinistra è diventata pedagogica (vuole educarti), quella di destra è diventata rivendicativa (vuole vendicarsi).