Sabato 3 ottobre Chiara Appendino ha sfilato in Val Susa, con circa mille persone, contro la tratta Avigliana-Orbassano della Torino-Lione. “Siamo qui a testa alta e con la coerenza” di chi, ha detto, già 15 anni fa denunciava i problemi dell’opera, definita “un binario morto, un pozzo senza fondo di denaro pubblico”. Parole pronunciate da una deputata del Movimento 5 stelle che è stata condannata in via definitiva.
La Cassazione ha chiuso la vicenda di piazza San Carlo confermando ad Appendino un anno, cinque mesi e 23 giorni di reclusione per disastro, omicidio e lesioni colposi, per la notte del 3 giugno 2017, quando un’ondata di panico tra i tifosi che seguivano la finale di Champions su un maxischermo fece tre morti e centinaia di feriti. I reati sono colposi, non intenzionali, e Appendino sostiene che la sua condanna abbia aperto un dibattito legittimo sulle responsabilità dei sindaci per eventi fuori dal loro controllo diretto. La condanna è definitiva.
Il Movimento di cui è deputata ha una storia precisa su questo tema. Sul blog di Beppe Grillo, già nel 2005, l’iniziativa “Parlamento pulito” scriveva che chi è stato condannato in via definitiva “non deve più sedere in Parlamento”. Con il V-Day del 2007 quella parola d’ordine riempì le piazze, e per anni l’assenza di condannati fu un marchio di fabbrica dei Cinque stelle. Quando condanne e rinvii a giudizio sono arrivati in casa grillina, citando tra gli altri il caso Appendino, il Mattino notava nel 2021 che la risposta fu subito garantista.
Sulla Tav, la storia del Movimento ha un precedente. Nel 2019 il M5s era al governo, e il 24 luglio Giuseppe Conte dichiarò che fermare l’opera sarebbe costato più che finirla. Il 7 agosto il Senato bocciò la mozione No Tav dei Cinque stelle con 181 voti contrari, e il movimento No Tav la liquidò come “teatrino sulla nostra pelle”. Appendino era la sindaca di Torino, e la Torino-Lione è andata avanti.
Nel merito, i parlamentari del M5s sostengono che i costi della Torino-Lione siano saliti del 127% e chiedono una commissione di controllo, e della tratta Avigliana-Orbassano dicono che “mancano all’appello oltre 2 miliardi”. Il centrodestra ha risposto con critiche alla partecipazione del M5s e dell’Avs alla marcia, che arrivava dopo gli scontri ai cantieri del 25 luglio. Gli stessi parlamentari M5s l’avevano annunciata come una marcia pacifica.