Abbiamo preso un caffè al bar. L’Anm protesta: “Basta attacchi alla nostra autonomia”

Articolo satirico — la scena del bar e le dichiarazioni immaginarie che seguono sono un espediente narrativo, non fatti realmente accaduti.

Immaginate la scena, giusto per sorridere trenta secondi: due persone al bar, un cappuccino, due chiacchiere sull’ultima puntata di X-Factor. “Il nuovo giudice è troppo severo”, dice uno. Eppure, nella nostra Italia immaginaria, in ventotto minuti netti arriverebbe comunque il comunicato: “Assistiamo sgomenti all’ennesimo attacco alla figura del giudice e alla sua autonomia.” Il tempo di battuta è finito — il difficile è che non serviva neanche inventarselo granché, il pattern è già tutto vero.

Perché il caso di Torino di questi giorni lo dimostra senza bisogno di paradossi. Una ragazza violentata, la Procura che chiede il carcere per il 42enne, un impianto accusatorio pesantissimo — e la prima uscita pubblica che finisce sui giornali non riguarda la vittima, non riguarda l’indagine: riguarda l’Anm che si sente sotto attacco. “Basta attacchi contro di noi”, il titolo che la Stampa ha dato oggi stesso al pezzo. Non un attacco alla giustizia, non un caso di malagiustizia contestato nel merito: un titolo che mette sullo stesso piano una violenza sessuale e la sensibilità di un sindacato di categoria che si sente scavalcato nella gerarchia dell’attenzione mediatica.

Il problema non è che l’Anm abbia il diritto di replicare — ce l’ha, come qualsiasi sindacato. Il problema è la sproporzione tra lo stimolo e la reazione, esattamente il meccanismo che avevamo già raccontato: Enrico Costa parlava di “piagnisteo senza mezza autocritica”, e qui il piagnisteo arriva perfino mentre il caso verte su una ragazza tredicenne aggredita, non su un attacco all’indipendenza dei giudici. Se il riflesso vittimario scatta anche quando il centro della notizia dovrebbe essere tutt’altro, il sospetto — legittimo — è che non sia più una reazione a un torto specifico, ma un automatismo comunicativo che si attiva a prescindere.

Ed è qui che il paragone iniziale, per quanto surreale, smette di essere solo una battuta. Un’associazione che interviene con la stessa energia indipendentemente da cosa sia realmente successo — che si tratti di una riforma costituzionale o, iperbolicamente, di un giudice di un talent show — è un’associazione che ha smesso di misurare le proprie reazioni sulla gravità reale degli eventi. E quando questo capita a un corpo che dovrebbe rappresentare l’equilibrio e la misura per mestiere, il paradosso non lo scriviamo noi: lo scrive da sola, comunicato dopo comunicato.

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