“Character assassination”, dice Ranucci. Chiedilo a chi è finito nel suo mirino

Nel giorno del suo 65esimo compleanno, Sigfrido Ranucci sceglie i social per parlare — non del fatto più clamoroso emerso in queste ore, ma di se stesso. Valter Lavitola, interrogato davanti al gip nel carcere di Rebibbia, ha ammesso di essere il mandante dell’attentato contro di lui, sostenendo di averlo organizzato “per fargli innalzare il livello di protezione” — una confessione che meriterebbe di essere la notizia del giorno. Ranucci, invece, dedica il suo video a tutt’altro: “Grazie a tutti coloro che mi stanno manifestando attestati incredibili di solidarietà […] in questi due mesi di oltre duemila articoli che appartengono a una character assassination che forse non ha precedenti nella storia del nostro Paese, ma forse anche a livello mondiale. Una sorta di gogna politica di giornali di partito.”

C’è una domanda che sorge spontanea a chiunque segua il giornalismo d’inchiesta italiano da più di una stagione: quante aziende, quanti amministratori, quanti personaggi pubblici finiti in una puntata di Report avrebbero potuto pronunciare la stessa identica frase? “Gogna mediatica”, “processo sommario”, “verità costruita a tavolino”: sono le stesse identiche accuse che chi finisce sotto inchiesta rivolge quasi a ogni puntata al giornalismo investigativo — spesso ingiustamente, va detto, quando l’inchiesta è fondata. Ma il linguaggio che Ranucci usa oggi per descrivere la propria situazione è, parola per parola, lo stesso che decine di soggetti passati sotto la sua lente hanno usato per anni per descrivere la loro.

Nel frattempo, la vicenda concreta va avanti su binari paralleli. I vertici Rai dovrebbero pronunciarsi già domani sulla sospensione o lo spostamento del conduttore, caporedattore e vicedirettore ad personam dell’Approfondimento; secondo indiscrezioni circolano già i nomi dei possibili sostituti (Mottola, Valesini, Innocenzi). Gli stessi colleghi di redazione di Report gli avrebbero chiesto un passo indietro “per salvare la trasmissione”. Lui, dal canto suo, invita i follower al suo spettacolo teatrale “Diario di un trapezista”, in scena a Cerveteri, promettendo: “Dopo quello spettacolo molte cose saranno più chiare” — un annuncio in codice che suona più come una mossa di comunicazione che come una risposta nel merito.

Resta il fatto, verificabile e non opinabile, al centro di tutto: un uomo che si è fatto saltare in aria l’auto per calcolo, secondo la sua stessa confessione, era un amico che frequentava da anni. Su questo, non su quanti articoli siano stati scritti, si misura la vicenda.

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