A salvare la turista di Chia non è arrivata nessuna nave umanitaria

Una diciassettenne in vacanza con la famiglia è in acqua sul suo sup, vicino alle boe che segnano il limite di balneazione a Su Giudeu, la spiaggia più frequentata della costa sud della Sardegna. È Ferragosto, ore 17, il mare è pieno di bagnanti. Un barchino in vetroresina, spinto da un motore fuoribordo da 85 cavalli e carico di 14 migranti algerini, la travolge in pieno a tutta velocità. Frattura alle braccia, un trauma al capo, perde conoscenza in acqua: comincia ad annegare davanti a decine di testimoni che urlano.

Chi la salva non è una nave delle ong, non è un dispositivo di soccorso internazionale, non è un protocollo umanitario attivato in mare aperto. È un bagnino, sono altri bagnanti in acqua che la raggiungono e la portano a riva. Solo dopo arriva l’elisoccorso del 118, i medici la stabilizzano per mezz’ora sulla spiaggia prima di trasportarla in codice rosso all’ospedale Brotzu di Cagliari. Il barchino che l’ha travolta, nel frattempo, non si è fermato: ha proseguito a tutta velocità lungo la costa in direzione di Tuerredda, sfiorando altri bagnanti in acqua durante la fuga, prima di arenarsi e vedere i suoi occupanti tentare — inutilmente — di dileguarsi nell’entroterra.

I carabinieri, già schierati sul litorale per i controlli straordinari di Ferragosto, li hanno intercettati in pochi minuti. Un ventottenne, individuato al timone, è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lesioni personali gravissime; gli altri tredici sono stati identificati e trasferiti all’hotspot di Monastir. Nessuno di loro si è fermato a prestare soccorso alla ragazza che avevano appena travolto, né alle altre persone che rischiavano di finire sotto lo scafo nella fuga successiva.

C’è un’asimmetria che salta agli occhi in tutta la vicenda, ed è proprio quella che la cronaca di questi anni ha reso quasi invisibile per abitudine: esiste un’intera architettura, statale e non, pensata per intercettare, assistere e salvare chi arriva via mare. Non esiste un equivalente per chi, in quello stesso mare, si trova sulla traiettoria di un’imbarcazione che non ha né i requisiti né l’intenzione di fermarsi per nessuno. A salvare la ragazza di Chia sono stati un bagnino e degli sconosciuti in costume da bagno. A salvare chi l’ha investita, dopo l’arresto, penserà un avvocato d’ufficio.

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