Ranucci sapeva fiutare tutto, tranne l’amico sotto casa

“Conosceva le abitudini di vita dell’amico e del proprio nucleo familiare, in virtù dello stretto rapporto di amicizia che li lega.” È la ricostruzione del gip di Roma Iole Moricca, nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per Valter Lavitola, e merita più attenzione di quanta gliene sia stata data finora. Non un conoscente occasionale, dunque, ma qualcuno con accesso quotidiano alla vita privata di Sigfrido Ranucci — a giudicare dai messaggi citati nello stesso provvedimento, anche alle sue difficoltà professionali, ai suoi stati d’animo, ai suoi progetti. Uno scambio del luglio 2024 lo spingeva ad abbandonare il giornalismo in un momento difficile; uno del 2025 lo rassicurava così: “Credo che ti sia chiaro che ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente, cerca di cogliere, altrimenti rischi la salute”. Riletta oggi, dopo l’attentato del 16 ottobre, è una frase che pesa.

Va detto con la massima chiarezza, perché è l’unico dato accertato che conta davvero: la gip esclude categoricamente che Ranucci fosse a conoscenza del piano. “Allo stato non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”, scrive testualmente il provvedimento. Su questo non c’è spazio per ambiguità, né questo articolo intende crearne.

Ma c’è un dato che nessuno mette in discussione, e che a differenza del resto non ha bisogno di un’indagine per essere accertato: l’amicizia non era a senso unico. Non risulta che Ranucci abbia mai preso le distanze da Lavitola, né prima né durante gli anni dello “stretto rapporto” descritto dagli inquirenti. Ed è un’amicizia coltivata sapendo perfettamente chi fosse l’altra parte: la carriera di Lavitola — la compravendita dei senatori per far cadere il governo Prodi, la vicenda della casa di Montecarlo per neutralizzare Gianfranco Fini — non era un segreto scoperto oggi, era pubblica da vent’anni. Chiunque avesse voluto informarsi su chi fosse Valter Lavitola prima di stringerci un’amicizia quotidiana, avrebbe trovato tutto quello che serviva sapere.

Ed è qui che il ragionamento tocca il punto più scomodo. Falcone e Borsellino erano inattaccabili non solo per l’integrità del loro lavoro, ma per la cura quasi ossessiva con cui sceglievano le proprie frequentazioni: se fosse emerso che uno dei due incontrava Riina di nascosto — anche per un fine legittimo, anche per tentare di convincerlo a collaborare — sarebbe bastato a distruggerli. Lo sapevano, e per questo restarono irreprensibili. E nonostante quell’irreprensibilità totale, nessuno dei due si trasformò mai in un tribunale mediatico permanente, intento a giudicare pubblicamente le frequentazioni altrui: lasciavano che fossero i fatti, accertati, a parlare.

Qui abbiamo invece un conduttore che, nella sfera privata, sembra non essersi mai posto la domanda più elementare su un’amicizia quotidiana con un personaggio dal curriculum pubblico difficilmente equivocabile — e che, nella sfera pubblica, si è costruito una carriera intera sull’esercizio opposto: fiutare, sospettare, indagare le zone grigie e le compagnie compromettenti di chiunque altro. Non è un’accusa di complicità, che i fatti già escludono. È una domanda di coerenza: come si concilia un giudizio così acuto sulle frequentazioni altrui con un giudizio, evidentemente, così poco esercitato sulle proprie?

E allora la domanda più scomoda di tutte è anche la più semplice: quale coerenza sceglierà ora Ranucci? Quella del conduttore integerrimo che per anni ha chiesto a chiunque altro, senza sconti, di trarre le conseguenze pubbliche delle proprie frequentazioni private compromettenti — o quella dell’amico di Lavitola, che si scopre distratto proprio davanti a un curriculum che tutti gli altri conoscevano? Non tocca a noi rispondere al posto suo. Ma se lo standard con cui ha misurato per anni gli altri vale qualcosa, dovrebbe valere anche applicato a sé stesso: e uno standard che si applica solo agli altri, si sa, non è uno standard. È un privilegio.

Continua il filo di questa vicenda: Ragazzi, attenzione: qualcuno potrebbe uccidere per voi.

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