Le battaglie di sinistra che non interessano a nessuno

Mentre gli italiani soffocano nelle ondate di calore, vengono rapinati sotto casa e aspettano mesi per una visita specialistica, la sinistra italiana riesce ogni volta a trovare tempo, fiato e prime pagine per l’irrilevante. Non è un’impressione: sono tre casi documentati, e vale la pena riepilogarli.

Il più recente è di questi giorni. Il 3 agosto Ignazio La Russa, presidente del Senato, ha commemorato in aula Franco Baresi, storico capitano del Milan scomparso il 31 luglio, insieme a don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, morto lo stesso giorno. Nel discorso diffuso dall’agenzia Askanews, La Russa ha definito Baresi “un campione della Nazionale, più che del suo club: anche del suo club, naturalmente”, ricordandolo come il “Kaiser” che reinventò il ruolo di libero. Non avendo mai pronunciato la parola “Milan”, è partita la macchina dell’indignazione: titoli, video, raccolte di post, e infine un secondo articolo per la replica — “Nomino il Milan senza problemi, in famiglia sono pieno di rossoneri”. Due giornate di dibattito nazionale per una parola non pronunciata durante una commemorazione funebre.

Il secondo caso risale al 31 gennaio. Nella basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma, il volto di un cherubino restaurato somiglierebbe a quello di Giorgia Meloni. Ne è seguita una settimana di fuoco: il Vicariato che apre accertamenti, la capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera Irene Manzi che chiede al ministro Alessandro Giuli di attivare la Soprintendenza di Roma perché “quanto emerso non è accettabile”, sopralluoghi ministeriali. L’autore del restauro, il decoratore Bruno Valentinetti, 83 anni, ha spiegato all’ANSA di aver ricalcato un affresco dipinto da lui stesso venticinque anni prima: “Sono tutte invenzioni, c’è anche chi dice che l’altro angelo è Conte”. Il 4 febbraio il volto è stato cancellato, con il parroco monsignor Daniele Micheletti che raccontava, sempre all’ANSA, di una processione di curiosi arrivati in chiesa per il selfie e non per pregare. La premier aveva chiuso la faccenda con una battuta sui social: “No, decisamente non somiglio a un angelo”. Sopraintendenza, ministero e opposizione parlamentare mobilitati per un angelo dipinto nel 2000.

Il terzo è il più istruttivo, perché è autoinflitto. Nell’aprile 2023, appena eletta segretaria del Pd, Elly Schlein rivelò a Vogue di affidarsi a un’armocromista, Enrica Chicchio, la cui consulenza da listino costa 300 euro l’ora — “ma con Elly abbiamo un forfait”, precisò la diretta interessata in un’intervista successiva. Quella volta a insorgere fu la base del Pd stesso, con militanti che rinfacciavano alla segretaria di occuparsi di colori mentre prometteva attenzione a chi non arriva a fine mese.

Tre episodi, un solo filo: la trasformazione di un dettaglio — un rossetto, una somiglianza casuale, una squadra non nominata — in battaglia politica, mentre sul caldo che uccide gli anziani nelle case senza climatizzazione, sulle periferie in cui la gente non esce dopo le nove, sulle liste d’attesa che spingono chi può a pagarsi la visita privata e chi non può a rinunciare, da quella parte non arriva una proposta che sia una.

Il sintomo si legge anche altrove. Secondo i dati di diffusione certificati da ADS, nel confronto tra marzo 2026 e marzo 2025 Repubblica — il quotidiano più vicino a quell’area — ha perso il 16% delle copie, il calo più pesante tra i grandi giornali nazionali, contro il -8,8% del Corriere della Sera e il -12,1% della Stampa, in un mercato che complessivamente arretra di circa il 10%. Non è la maledizione della carta stampata: nello stesso periodo Il Fatto Quotidiano, giornale d’opposizione tutt’altro che tenero con questo governo ma da sempre distante dal Pd, cresce del 19%. Non è dunque criticare la maggioranza che allontana i lettori. È parlare d’altro rispetto alla vita delle persone.

Perché chi ha la bolletta raddoppiata, il quartiere che non riconosce più e la visita fissata per l’anno prossimo non chiede a un partito quante volte sia stata nominata una squadra di calcio in Senato. E, semplicemente, smette di ascoltarlo.

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