Il campanile e le cupole della cattedrale di Santa Sofia a Kiev

L’Ucraina è più romana che russa

«L’Ucraina è sempre stata Russia». Lo ripete da anni una certa sinistra, e lo ripete una certa estrema destra. Da lì la conclusione, tirata come se fosse ovvia: se l’Ucraina è sempre stata russa, Putin ha fatto bene a riprendersela. Lo stesso Putin aveva vestito la tesi di storia nel luglio 2021, con un lungo saggio sull’unità storica di russi e ucraini, poco più di sette mesi prima di mandare i carri armati.

Giochiamo allora con le loro regole. Se è la storia antica a stabilire a chi appartiene un territorio, vediamo che cosa stabilisce.

Cominciamo dall’età. Kiev era già una città importante quando Mosca non esisteva. La Rus’ di Kiev, il primo Stato degli Slavi orientali, nasce nel IX secolo, e secondo la cronaca nell’882 il principe Oleg ne fa la capitale. Mosca compare per la prima volta nelle cronache nel 1147. Il principe Jurij Dolgorukij, a cui la tradizione attribuisce la fondazione della città, era figlio di un granprincipe di Kiev, divenne a sua volta granprincipe di Kiev e a Kiev morì, nel 1157. La regione di Rostov e Suzdal, da cui Mosca uscì, era una periferia settentrionale del mondo kieviano. Se «sempre stata» vale come argomento, allora è Mosca a essere stata Ucraina, e il contrario non regge.

Poi viene Roma. Le colonie greche della costa settentrionale del Mar Nero, Tyras e Olbia, e quelle della Crimea, Chersoneso e Panticapeo, entrarono nell’orbita di Roma. Dopo la sconfitta di Mitridate da parte di Pompeo, nel 63 a.C., il Regno del Bosforo Cimmerio diventò un regno cliente dell’Impero, e a Chersoneso e in altri punti della Crimea stazionarono guarnigioni romane. La costa settentrionale del Mar Nero conobbe dunque i legionari, le monete e i governatori di Roma. Dove sorge Mosca nessuna legione romana è mai arrivata.

Poi viene Bisanzio, cioè Roma che sopravvisse per quasi un altro millennio. Nel 988 il principe Volodymyr di Kiev si fece battezzare, secondo la tradizione proprio a Chersoneso, in Crimea, e sposò Anna, sorella dell’imperatore Basilio II. La costruzione della Santa Sofia di Kiev iniziò nel 1037 sotto Jaroslav il Saggio e prese a modello Costantinopoli, e la Porta d’Oro della città si ispirava a quella della capitale bizantina. Per più di tre secoli il metropolita di Kiev dipese dal patriarca di Costantinopoli. Le figlie di Jaroslav sposarono re di Francia, di Norvegia e di Ungheria: Kiev stava nell’Europa del suo tempo, e ne era uno dei centri.

La Russia moscovita entra nel racconto molto più tardi. La sede del metropolita si spostò a Mosca nel 1325, la Chiesa russa si proclamò autocefala nel 1448 e il patriarcato di Mosca nacque nel 1589. Quando Costantinopoli cadde nel 1453, Mosca si proclamò erede di Roma. Nel 1472 Ivan III aveva sposato Sofia Paleologa, nipote dell’ultimo imperatore, e intorno al 1510 il monaco Filofej di Pskov scrisse che due Rome erano cadute, che la terza era in piedi e che una quarta non ci sarebbe stata. Nessun imperatore bizantino aveva designato Mosca come erede, e nessun territorio romano passò sotto il suo controllo: la Terza Roma è una rivendicazione ideologica.

Riassumiamo, con i criteri della propaganda putiniana. Per antichità, Kiev precede Mosca. Per contatto con il mondo romano, l’Ucraina ha le colonie, le guarnigioni e il Regno del Bosforo, mentre la Russia ha un monaco e un matrimonio. Per eredità bizantina, il battesimo avvenne a Chersoneso e la Chiesa nacque a Kiev. Con questi titoli l’Ucraina sarebbe più romana che russa, e Mosca potrebbe essere reclamata da Kiev.

Nessun governo di Kiev lo propone. Nessuno propone nemmeno che Roma reclami la Crimea in nome di Pompeo. Ed è proprio questo il punto del paradosso: con la storia si dimostra qualunque cosa, e per questo i confini si stabiliscono con i trattati. Nel dicembre 1991 il 92 per cento dei cittadini ucraini votò per l’indipendenza, e la maggioranza votò sì in ogni regione, Crimea compresa. Nel 1994, con il Memorandum di Budapest, la Russia si impegnò a rispettare l’indipendenza, la sovranità e i confini dell’Ucraina in cambio della rinuncia di Kiev all’arsenale nucleare ereditato dall’Unione Sovietica. Nel 1997 firmò con Kiev un trattato di amicizia che riconosceva quei confini.

«L’Ucraina è sempre stata russa» resta uno slogan, e chi lo ripete, a sinistra come a destra, ripete la giustificazione che l’aggressore ha scelto per sé.

Foto in evidenza: Elke Wetzig, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

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