Piazza del Duomo a Milano

Spontanei in prima pagina, organizzati due righe sotto

Basta aprire la home page di un grande quotidiano nazionale, domenica mattina, per vedere il problema. In alto, il titolo sulle piazze di sabato parla di «un’onda di ragazzi» scesi in strada contro la guerra e il carovita. Appena sotto, sulla stessa pagina, un altro titolo annuncia che la polizia ha fermato la «mente» del Movimento 17 ottobre. Altrove si leggono «cortei spontanei in tutta Italia» e una «manifestazione spontanea» a cui si sarebbero via via aggregate migliaia di persone. Nello stesso giornale, a volte nello stesso articolo, la stessa piazza viene raccontata in due modi che si escludono a vicenda: nata da sola, e guidata da qualcuno.

Le due versioni non possono essere vere insieme, e i fatti dicono quale delle due regge. La pagina Instagram del Movimento 17 ottobre è nata subito dopo gli scontri del 17 ottobre e si è presentata con un programma preciso: «Siamo quelli delle piazze», una mobilitazione permanente ogni sabato. Poi il metodo: «Tre piazze per ogni città, le diremo all’ultimo». Venerdì, in una chat con circa 10mila iscritti, sono arrivate le istruzioni per Milano: non presentarsi in piazza Duomo, aspettare alle 14.30 l’indicazione di tre punti di concentramento, convergere un’ora dopo sulla «piazza finale». Orari, punti di raccolta, una destinazione tenuta segreta fino all’ultimo per spiazzare le forze dell’ordine. Così funziona una mobilitazione pianificata, con qualcuno che decide dove e quando.

Sabato mattina il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lo ha detto apertamente: «C’è un coordinamento». Nel giro di poche ore la polizia ha fermato a Milano il presunto ideatore della pagina, Youssef Siher, 30 anni, attivista pro-Pal, indagato per istigazione a delinquere aggravata. Secondo il ministro, «vanta contatti con gli ambienti antagonisti». Le oltre 150 perquisizioni eseguite tra Milano, Monza e altre 20 città sono partite da una chat sospetta trovata dalla questura di Monza sul telefono di un giovane coinvolto negli scontri. A Bari gli inquirenti indagano anche per istigazione con finalità di terrorismo. A Torino il corteo contro il riarmo non era stato nemmeno comunicato alle autorità.

La contraddizione arriva fino al bilancio. Gli stessi titoli che parlano di ragazzi spontanei sottolineano che sabato non ci sono stati saccheggi. Il motivo sta nei numeri del Dipartimento della Pubblica Sicurezza: 4.292 persone identificate, 371 fermate, di cui 110 minorenni, controlli preventivi nelle stazioni e nelle piazze, il presunto regista in questura prima che i cortei entrassero nel vivo, le piazze annunciate annullate la mattina stessa. Una piazza davvero spontanea non si disinnesca intercettando una chat e fermando chi gestisce una pagina. Se sabato è andata meglio della settimana prima, è perché l’organizzazione è stata individuata e smontata in tempo.

Raccontare queste piazze come un’onda spontanea ha un effetto preciso: trasforma la violenza in un sintomo del disagio sociale, qualcosa che nasce da sé e di cui nessuno è responsabile. È la solita scusa che scarica tutto sulla società, sul governo, sulla polizia, e lascia in pace chi scrive le istruzioni e fissa gli orari. Chi informa ha il dovere di scegliere: o le piazze sono spontanee, e allora non c’è nessuna «mente» da fermare, o c’è una regia, e allora la parola spontanea va tolta dai titoli.

Foto: kuhnmi, Wikimedia Commons, CC BY 2.0

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