Ieri a Torino il corteo contro le scelte del Governo è finito come sempre: devastazioni, danneggiamenti, momenti di forte tensione. Commercianti costretti ad abbassare le serrande per non vedersi saccheggiare il locale, cittadini rimasti attoniti davanti a quello che succedeva nelle strade e nei quartieri della loro città. Questa è stata la “manifestazione pacifica” di ieri.
A dirlo senza giri di parole è Vera Marino, capogruppo di Fratelli d’Italia: «La libertà di manifestare non può trasformarsi in guerriglia urbana».
Pacifici non lo sono stati con le Forze dell’Ordine, che anche ieri hanno dovuto contenere le violenze e proteggere residenti, lavoratori ed esercenti estranei agli scontri. Marino le ringrazia e ricorda ciò che nel racconto dei “manifestanti pacifici” sparisce sempre: «Si parla spesso di diritti, ma troppo frequentemente ci si dimentica che anche chi indossa una divisa ha il diritto di tornare a casa sano e salvo, dalla propria famiglia, al termine del proprio turno».
Dietro ogni casco ci sono ragazzi e ragazze, padri e madri di famiglia. Non sono bersagli su cui scaricare rabbia e frustrazione.
Pacifici non lo sono stati nemmeno con chi a Torino lavora. Il negoziante che ha chiuso a metà giornata, il lavoratore che ha perso il turno, la famiglia che ha guardato dalla finestra scene che nessuno dovrebbe vivere sotto casa. Come scrive Marino, a pagare il prezzo sono ancora una volta persone che non hanno alcuna responsabilità negli scontri e che chiedono soltanto di vivere e lavorare in sicurezza.
Il punto è semplice e Marino lo mette nero su bianco: «Manifestare il proprio dissenso è un diritto; aggredire, devastare e mettere in pericolo gli altri non lo è». Criticare il Governo è una libertà fondamentale, ma nessuna rivendicazione politica può diventare il pretesto per seminare paura, danneggiare negozi e trasformare le strade in un teatro di violenza.
Chi chiama “pacifico” un corteo che finisce così non difende il diritto di manifestare: lo svende a chi lo usa come copertura.
Ed ecco il nodo. Marino si rivolge direttamente all’Amministrazione e all’Assessore alla Sicurezza: da che parte stanno? Il Comune intende schierarsi concretamente con cittadini, commercianti e Forze dell’Ordine, oppure continuerà a mantenere un atteggiamento ambiguo verso chi, dietro la scusa della protesta politica, devasta la città?
La domanda non è retorica. Pochi giorni fa, sulle molotov di piazza Castello, il sindaco Lo Russo ha condannato mentre il suo alleato in maggioranza giustificava. È il doppio binario che a Torino si ripete a ogni corteo: prima la piazza “pacifica”, poi la condanna di rito, mai una scelta di campo.
Marino non chiede dichiarazioni di circostanza, ma «una presa di posizione chiara, ferma e senza ambiguità». Difendere il diritto di manifestare non significa giustificare chi commette reati. Significa proteggere le manifestazioni democratiche da chi le trasforma in occasioni di violenza, danneggiamento e intimidazione.
Torino non può diventare ostaggio di gruppi violenti, né scaricare il prezzo delle tensioni politiche sulle spalle di chi lavora. «La sicurezza non è una bandiera di partito: è un diritto fondamentale e una responsabilità istituzionale».
La chiusura di Marino non lascia spazio a interpretazioni: «Noi continueremo a essere sempre e comunque dalla parte delle Forze dell’Ordine».
La prossima volta che qualcuno annuncerà una manifestazione pacifica, i torinesi sapranno già come va a finire. Ora tocca al Comune dire da che parte sta.