Aumenti ai magistrati: Meloni non firma, l’Anm valuta il ricorso

Giorgia Meloni non firma il Dpcm che sbloccherebbe gli aumenti di stipendio ai magistrati. La notizia è arrivata domenica 18 ottobre da fonti di Palazzo Chigi, riportate dall’ANSA, ed è stata confermata dalla stessa presidente del Consiglio in un’intervista all’Adnkronos: «Non firmerò», ha detto, aggiungendo che «in coscienza» non può mettere la propria firma su quell’atto.

Gli aumenti derivano da sentenze del Consiglio di Stato: due pronunce del 2025, secondo Open, che hanno ritenuto errato il metodo con cui per anni sono state calcolate le retribuzioni dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili. Come spiega Il Sussidiario, l’adeguamento segue un meccanismo triennale agganciato agli aumenti medi degli altri dipendenti pubblici e viene formalizzato con un Dpcm, non con la contrattazione collettiva. Il valore complessivo è di quasi un miliardo di euro: circa 1 miliardo per l’ANSA, circa 970 milioni tra arretrati e aumenti per Open, circa 979 milioni per Il Sussidiario.

Nella ricostruzione di Virgilio, il governo aveva calcolato adeguamenti del 4,85% per il periodo 2018-2020 e del 6,69% per il 2021-2023. L’Associazione nazionale magistrati aveva contestato quei calcoli davanti al Tar e al Consiglio di Stato, ottenendo ragione: i giudici avrebbero fissato le percentuali al 6,22% e al 12,32%.

Sulle cifre per singolo magistrato le fonti divergono. Open stima in media circa 70mila euro di arretrati e circa 20mila euro in più l’anno a partire dal 2027, mentre Virgilio parla di circa 100mila euro lordi di arretrati e di altri 20mila euro annui. L’Anm definisce queste stime «prive di fondamento» e sostiene che gli importi effettivi siano «di gran lunga inferiori».

Le ragioni indicate da Palazzo Chigi riguardano le priorità di spesa. Secondo le fonti di governo citate dall’ANSA, la somma è circa dieci volte quella necessaria per rispondere ai problemi dell’autotrasporto, un settore che, sempre secondo quelle fonti, rischia di bloccare la consegna delle merci in tutta Italia; Virgilio ricorda che la categoria protesta per il rincaro dei carburanti. Meloni si dice disponibile ad ascoltare i rappresentanti dell’Anm, convinta, riferiscono le stesse fonti, che «la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità del momento». Ha anche ricordato, scrive Open, che se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno potrà nominare un commissario ad acta per dare esecuzione alle decisioni.

Il quadro di bilancio è quello della prossima manovra. Il documento programmatico varato dal governo prevede per il 2027 un «fondo sentenze» una tantum da 1,9 miliardi (0,08% del Pil) e, secondo quanto rivelato dal Sole 24 Ore e riportato dall’ANSA, la maggior parte andrebbe proprio agli adeguamenti dei magistrati. Virgilio colloca la manovra attorno ai 23 miliardi, di cui circa 14 in deficit consentito dall’Unione europea e legati soprattutto a difesa ed energia.

La replica dei magistrati è arrivata in giornata. Il vicesegretario dell’Anm, Stefano Celli, ha dichiarato: «Il governo decide, ma se ci sono dei margini faremo un ricorso». L’associazione sottolinea, riferisce Il Sussidiario, che gli obblighi derivanti da una sentenza non possono essere trattati come scelte discrezionali dell’esecutivo e che c’è stata una causa e c’è un giudizio. Sempre secondo la stessa fonte, è già in corso un giudizio di ottemperanza. Magistratura Indipendente sostiene che il decreto darebbe attuazione a pronunce esistenti e non creerebbe un nuovo privilegio, avvertendo che ulteriori ritardi potrebbero far salire i costi e moltiplicare i contenziosi, mentre l’associazione dei magistrati della Corte dei conti chiede di verificare le cifre e di mantenere il confronto su un piano tecnico e giuridico.

Nelle fonti consultate non risultano, al momento, reazioni specifiche dei partiti di maggioranza e di opposizione.

Le due posizioni, dunque, partono da premesse diverse. Per il governo, una spesa di quasi un miliardo va valutata insieme alle emergenze economiche del momento. Per i magistrati, si tratta di dare esecuzione a decisioni dei giudici amministrativi, e i numeri circolati sui compensi sarebbero esagerati. Resta da vedere se e in che misura una scelta sulle priorità di bilancio possa incidere sull’esecuzione delle sentenze: il passaggio sarà il giudizio di ottemperanza, con l’eventuale nomina di un commissario, e l’esito dipenderà dalle decisioni del Consiglio di Stato.

Foto: DellaGherardesca, Wikimedia Commons, CC BY 4.0

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