Sabato 10 ottobre, a Firenze, Matteo Renzi e Chiara Appendino sono passati dalla stessa festa, quella del Foglio, e si sono parlati a distanza. Dal palco di Palazzo Vecchio la deputata del Movimento 5 stelle ha ribadito il no a Renzi nella coalizione, definendo il veto “un atto di coraggio”. A margine, il leader di Italia Viva ha detto che il suo partito non candiderà “persone condannate con sentenza passata in giudicato dalla Cassazione”, e ha fatto il nome di Appendino.
L’argomento non è di Renzi: è la bandiera con cui il Movimento 5 stelle è nato. Una settimana fa lo ricordavamo qui: nel 2005 il blog di Beppe Grillo lanciava “Parlamento pulito”, fuori dalle Camere chi ha una condanna definitiva, e nel 2007 il V-Day ci riempì le piazze. Appendino una condanna definitiva ce l’ha: un anno, cinque mesi e 23 giorni per disastro, omicidio e lesioni colposi, per la notte di piazza San Carlo del 3 giugno 2017. Sono reati colposi, non intenzionali, e già nel 2022, riferiva l’Adnkronos, il codice etico del Movimento consentiva la candidatura a chi era stato condannato per colpa. Il Movimento, cioè, la sua regola l’ha ammorbidita da tempo. La bandiera originaria, intanto, l’ha raccolta un avversario.
La pazienza di Renzi è durata meno di tre mesi. Il 25 luglio, al Foglio, prometteva “santa pazienza” pur di non vedere Meloni al Quirinale, e assicurava di non voler ricordare ad Appendino il suo passato. Nel luglio 2025, ricorda Lo Spiffero, la capogruppo di Italia Viva al Senato Raffaella Paita rivendicava di non aver mai chiesto le dimissioni di Appendino per quella condanna. Sabato Renzi ha presentato il suo partito come la forza garantista che manca al centrosinistra, e nella stessa occasione ha parlato di “pregiudicati”. La condanna è definitiva, e il garantismo riguarda chi è ancora sotto processo. Ma tirarla fuori adesso, per un reato colposo, dopo aver promesso di non farlo, è una scelta di opportunità, non di principio.
Sull’inaffidabilità, i due hanno qualche ragione ciascuno. Appendino ricorda che il Conte II è caduto per mano di Renzi, e a giugno lo aveva definito “il politico più inaffidabile in assoluto”. Italia Viva le ricorda il sostegno al governo gialloverde con la Lega. Renzi fa i conti: Pd, Avs e M5s insieme non arrivano al 40%, dice, e senza un’area riformista si perde. Appendino sostiene che il punto è quanti voti Renzi toglie, non quanti ne porta.
Il risultato è una coalizione che, a circa un anno dalle politiche, discute di chi non deve farne parte. Renzi dice di non mettere veti su nessuno, e intanto dichiara non candidabile una dirigente dell’alleato, che nelle liste di Italia Viva non sarebbe entrata comunque. Appendino il veto lo rivendica. Elly Schlein, dal festival del Manifesto, nelle stesse ore escludeva nuove larghe intese. La condanna di Appendino resta un fatto. Che a ricordargliela sia un potenziale alleato, e non un avversario, è la notizia.