Schlein ciurla nel manico

Il 2 ottobre, aprendo la direzione nazionale del Pd, Elly Schlein ha detto a Giorgia Meloni di prendere atto del fallimento e di andare a casa: “prima si vota, meglio è per l’Italia”. Una richiesta perentoria, da leader pronta a prendersi il Paese domattina.

Poi, nello stesso discorso, ha spiegato agli alleati come stanno davvero le cose. Il programma va ancora affinato e la guida dell’alleanza si deciderà dopo: “prima il programma, poi la guida”. A Giuseppe Conte ha ricordato che “uno non vale uno”, perché il Pd ha il doppio dei voti. Riassumendo: si chiede di andare alle urne subito con una coalizione che non ha ancora né una piattaforma definitiva né un candidato premier, e con un alleato che sull’organizzazione dell’alternativa la pensa diversamente. Ciurlare nel manico significa proprio questo: parlare forte e poi non essere pronti a tenere ciò che si dice.

Sul merito, Schlein evoca i numeri “testardi”: inflazione al 4,2% che si mangia i salari, economia ferma. L’inflazione è un problema vero, e il governo è chiamato a rispondere. Ma i dati del lavoro, quelli che pesano nelle case degli italiani, dicono altro: a luglio il tasso di occupazione ha toccato il massimo storico, 63,2%, con la disoccupazione al 5,8%. Chi chiede le elezioni deve dire che cosa farebbe di diverso, non soltanto che cosa non va.

Il problema, del resto, non è solo italiano. In Sassonia-Anhalt l’AfD ha preso il 44,4%, in Francia Le Pen ha ormai completato la sua normalizzazione, nel Regno Unito Farage macina consensi. In mezzo a questa onda, la sinistra europea fa opposizione per slogan e non costruisce un’offerta. Se le destre non sono ancora maggioranza ovunque, a frenarle, a nostro giudizio, sono soprattutto i loro stessi errori: le ambiguità di alcune forze verso Mosca, le chiusure su temi come il fine vita, l’ingombro di Trump con le sue uscite fuori misura. Freni che le destre si mettono da sole, e che l’opposizione non sa nemmeno sfruttare.

L’eccezione recente, la Svezia, conferma il ragionamento: lì la sinistra ha vinto perché il governo uscente aveva già fatto la linea dura sull’immigrazione, e non perché la sinistra avesse una ricetta nuova.

Prima si vota e meglio è, dice Schlein. Meglio per chi? Per un’opposizione che ha un’alleanza da costruire, un programma da scrivere, un leader da scegliere, e un’agenda tutta da inventare. Gridare “andate a casa” è il modo più comodo per non dire cosa si farebbe una volta dentro.

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