Nello stesso giorno, il 29 settembre, l’Italia dell’energia si è divisa in due. Da una parte Eni, con Plenitude, ha annunciato uno sconto del 30% su luce e gas rispetto alla sua principale offerta a prezzo fisso, con prezzi bloccati per due anni e adesioni entro il 24 ottobre: circa 100 euro l’anno per ciascuna fornitura, fino a 200 per chi le sceglie entrambe. La mossa arriva a due giorni dal tetto ai prezzi di benzina e diesel introdotto dalla stessa Eni. Enel e A2A hanno risposto rivendicando offerte già sul mercato a prezzo circa dimezzato rispetto all’ingrosso: Digital Luce di Enel, attiva da aprile, e le formule a prezzo fisso decennale di A2A.
Dall’altra parte, lo stesso giorno, Arera ha annunciato per il quarto trimestre un aumento del 37,3% della bolletta elettrica dei clienti vulnerabili. Sono circa 3 milioni di persone ancora nel regime di Maggior Tutela: dal 1° ottobre il prezzo sale a 43,43 centesimi al kilowattora, tasse incluse. Sull’intero 2026 la spesa dell’utente tipo arriva a 665 euro, il 9,3% in più rispetto ai 608 del 2025, ma le associazioni dei consumatori avvertono che, se i prezzi restassero quelli di ottobre, la bolletta media di un vulnerabile toccherebbe gli 868 euro l’anno, con 236 euro di spesa in più.
Va detto con precisione, perché la precisione è la nostra forza: Arera non ha “deciso” di colpire i fragili. Ogni trimestre aggiorna il prezzo regolato sulla base dei costi di acquisto dell’energia, e stavolta pesano le attese di crescita del prezzo all’ingrosso e l’instabilità geopolitica. Non è una punizione, è una formula. Ma è proprio la formula il problema: il meccanismo pensato per proteggere le persone più esposte segue l’ingrosso, mentre chi può scegliere il mercato libero si vede offrire prezzi bloccati e dimezzati. Anziani, persone con disabilità, famiglie in difficoltà: la fascia che lo Stato ha voluto tutelare si ritrova così a pagare il rincaro, mentre gli sconti sono per chi ha gli strumenti, il tempo e la dimestichezza per cambiare contratto.
Anche gli annunci, a essere onesti, vanno letti con cautela. Lo sconto di Eni è calcolato sulla sua offerta a prezzo fisso, non sul prezzo che il cliente paga oggi, e Il Salvagente, confrontando le offerte sul portale ufficiale di Arera per una famiglia romana da 2.700 kWh l’anno, ne ha trovate sei più convenienti di Digital Luce, che costa 798 euro l’anno. Chi ne ha bisogno farebbe bene a confrontare le proposte sul Portale Offerte di Arera prima di firmare.
Le associazioni dei consumatori lo dicono senza giri di parole: gli sconti unilaterali dei gestori non bastano, e senza correttivi i vulnerabili passeranno in massa al mercato libero, svuotando di fatto la tutela. È qui che il mondo si rovescia: un regime nato per difendere i più deboli dall’incertezza dei prezzi rischia di diventare il posto dove i prezzi salgono più in fretta, mentre fuori dal recinto si distribuiscono sconti. Ai vulnerabili non serve un’altra promozione, serve una tutela che tuteli davvero.
Qui però la parola passa alla politica. Arera è un’autorità indipendente, e il governo non può ordinarle di cambiare prezzo. Può però intervenire con gli strumenti che ha: risorse, norme, correttivi sul regime dei vulnerabili. Da Praga la premier ha già detto che dopo i carburanti è il turno delle bollette, e l’appello ha già trovato risposta nelle mosse dei grandi operatori. Bene. Ma questa volta l’appello deve tradursi in una misura per i tre milioni di vulnerabili, e in una misura a prova di Bruxelles: una parte del decreto bollette di inizio anno si è fermata proprio davanti ai dubbi europei sugli aiuti di Stato, e chi rischia di più non può permettersi un altro provvedimento che resti sulla carta. Chi può scegliere il mercato libero si è visto offrire uno sconto in giornata. Chi non ha questo potere di scelta merita almeno la stessa velocità.
di MR Lutzen