Venerdì notte, parco dell’Arrivore, periferia nord di Torino. Un dodicenne viene adescato nel cortile di casa sua da un ventenne che gli promette un giro in monopattino. Lo porta invece a un chilometro e mezzo di distanza, nell’area verde lungo la Stura di Lanzo, e lo violenta. Poi, prima di sparire, lo accompagna in un minimarket della zona e gli compra patatine e una bibita, chiedendogli di non raccontare nulla — “il loro segreto”. Il ragazzino torna a casa sotto choc, scoppia in lacrime davanti alla madre, che chiama la polizia. L’aggressore è ancora in fuga, la Squadra Mobile indaga.
Il dettaglio del minimarket non è un caso isolato nella cronaca torinese recente — è quasi un copione che si ripete. Meno di un mese fa, in un minimarket di Madonna di Campagna, un gestore 42enne è stato arrestato per aver aggredito sessualmente una tredicenne e una donna adulta in quaranta minuti — scarcerato dopo due sole notti, con le proteste che ne sono seguite documentate anche su queste pagine. Ora un altro minimarket, un’altra vittima minorenne, un’altra violenza consumata nella stessa città nel giro di poche settimane.
Un consigliere comunale ha già chiesto conto all’amministrazione, e la domanda resta sospesa. “È di poco meno di un mese fa la notizia di una ragazzina che ha subito abusi in un minimarket — ora quest’altra vicenda disgustosa, non possiamo abituarci a episodi come questi”, ha dichiarato il consigliere Liardo, annunciando di aver presentato una richiesta formale di comunicazioni al sindaco Stefano Lo Russo — o, in sua vece, all’assessore competente o al vicesindaco — per sapere quale approccio abbia l’amministrazione di fronte a questo nuovo episodio. Fratelli d’Italia ha già annunciato un presidio nel quartiere.
Il contesto in cui questo caso si inserisce non aiuta a leggerlo come un fulmine a ciel sereno. È la stessa Torino dove Parco Sempione e la zona dell’ex scalo ferroviario collezionano blitz su blitz contro spaccio e degrado — marzo, luglio, agosto, settembre — senza che il problema si risolva stabilmente. È la stessa Torino la cui maggioranza comunale ha scritto in una mozione ufficiale la distribuzione di pipette sterili per il crack come risposta all’emergenza droga, mentre l’opposizione parla apertamente di “resa culturale”. È la stessa Torino dove, a Nichelino, un pregiudicato sorpreso a scassinare un’edicola con una spranga è stato rimesso in libertà senza alcuna misura cautelare.
Il filo che lega tutti questi episodi non è ideologico, è amministrativo: una città che fatica a garantire il presidio del territorio nei luoghi dove i suoi cittadini più giovani ed esposti si muovono ogni giorno. Un parco pubblico dove un dodicenne viene violentato di notte. Un minimarket che diventa, per la seconda volta in un mese, teatro di un abuso su minore. Una richiesta di chiarimenti al sindaco che, al momento in cui scriviamo, non ha ancora ricevuto una risposta pubblica. La domanda che il consigliere Liardo ha posto formalmente in Comune è la stessa che si pone chiunque, a Torino, si chieda quanto ancora si potrà continuare ad “abituarci a episodi come questi” prima che qualcosa cambi davvero, e non solo sulla carta di una mozione.