Bardem: “I nostri lussi sulla miseria altrui”. Detto dal red carpet di Venezia

Alla Mostra del Cinema di Venezia, in conferenza stampa per presentare “Bunker” di Florian Zeller, Javier Bardem non usa mezzi termini: “I nostri lussi si basano sulla miseria di qualcun altro, e lo sappiamo tutti […] a partire dai nostri telefoni”. Per l’attore spagnolo l’immigrazione è “solo il risultato” di cause più profonde — climatiche, sociali, geopolitiche — e l’Occidente, dice, “sta diventando più estremo” nell’affrontarla.

Va detto, per onestà, che Bardem non si tira fuori dal discorso. “Io sono un consumatore, ho il mio telefono qui con il mio cobalto”, aggiunge, precisando di non voler trasformare tutto questo in un esercizio di autoflagellazione “con il senso di colpa giudaico-cristiano addosso”, ma in una presa di responsabilità collettiva.

Resta però la cornice in cui la frase viene pronunciata. Bardem è uno degli attori più pagati al mondo, arrivato al Lido per un festival che è di per sé una vetrina di lusso — red carpet, occhiali firmati, hotel a cinque stelle, cachet milionari — a raccontare che “i nostri lussi si basano sulla miseria di qualcun altro”. Il consumatore col telefono al cobalto è lo stesso che, a fine conferenza, torna a un livello di vita che la stragrande maggioranza delle persone di cui parla non vedrà mai nemmeno da lontano. Riconoscere il problema a parole, dal palco più esclusivo del cinema europeo, non è la stessa cosa che farci qualcosa.

Foto: Martin Kraft, CC BY-SA 4.0

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