Poche ore dopo la chiusura dei seggi in Sassonia-Anhalt, mentre l’AfD festeggiava il 44,4% e la Cdu incassava il peggior risultato della sua storia nel Land, in decine di città tedesche — Francoforte compresa, con un presidio al Römerberg dalle 18 — scendevano in piazza migliaia di persone per chiedere una cosa precisa: mettere fuorilegge il partito appena uscito vincitore dalle urne.
La campagna si chiama “AfD-Verbot jetzt!” — “Vietare l’AfD ora”, promossa a Francoforte dal Bündnis gegen Rechtsextremismus insieme a sindacati come Dgb e Gew Hessen e ad altre associazioni civiche. La richiesta, esplicita, è che Bundestag e Bundesrat avviino una procedura di scioglimento davanti alla Corte costituzionale tedesca, l’unico organo che in Germania può sciogliere un partito politico. Gli organizzatori descrivono l’AfD come una formazione che “calpesta la dignità umana” e rappresenta “un pericolo concreto per la vita di chiunque non rientri nella loro visione del mondo”.
Il punto che merita di essere raccontato senza giri di parole è la tempistica. Non si tratta di una campagna nata oggi — la richiesta di scioglimento circola da mesi, alimentata anche dalla classificazione (poi sospesa in sede giudiziaria) dell’AfD come “sicuramente di estrema destra” da parte dei servizi di intelligence interna tedeschi. Ma proiettarla proprio nelle ore in cui il partito ottiene il consenso più ampio della sua storia, quasi un elettore su due in un Land intero, con un’affluenza record all’80%, produce un effetto che va oltre la semplice coincidenza di calendario: si chiede di cancellare per via giudiziaria un risultato che milioni di persone hanno appena consegnato nelle urne, con gli strumenti ordinari della democrazia.
Non significa che la richiesta sia priva di fondamento giuridico — la Legge fondamentale tedesca prevede esplicitamente lo strumento del divieto dei partiti anticostituzionali, usato in passato contro formazioni neonaziste e comuniste negli anni Cinquanta. Ma la differenza è sostanziale: quei partiti non avevano appena conquistato quasi la metà dei voti di un intero Land. Chiedere di sciogliere per via legale un partito nel momento del suo massimo consenso popolare pone una domanda che nessuno degli organizzatori delle proteste sembra voler affrontare apertamente: cosa succede alla fiducia nella democrazia quando lo strumento per correggerne gli esiti sgraditi non è il voto successivo, ma un tribunale?
di MR Lutzen