Le fiamme divorano in pochi minuti il dehors di uno storico bar all’angolo tra via Carlo Alberto e via Doria, nel cuore di Torino, la sera del 23 agosto: tavolini e sedie ridotti in cenere, vigili del fuoco e volanti della polizia sul posto. Un episodio che, preso da solo, potrebbe sembrare un gesto isolato di vandalismo estivo. Non lo è, se lo si guarda alla luce dei numeri.
Torino è, secondo l’Indice della Criminalità del Sole 24 Ore, la prima città in Italia per denunce di danneggiamenti — non seconda, non quinta: prima, davanti a Milano, Roma, qualunque altro capoluogo. Un primato che si conferma anno dopo anno: nel 2024 il capoluogo piemontese risultava sesto in Italia per reati denunciati in totale (128.666 in dodici mesi, 5.827 ogni 100mila abitanti), terzo per furti con strappo, secondo per truffe e frodi informatiche. Il Crime Risk Report 2026 di Truffa.net conferma la fotografia: Torino stabilmente tra le prime sei-sette città italiane per rischio criminale fisico, con un punteggio di 6,89 su una scala dove più si sale, peggio si sta.
Non è un caso nemmeno la zona: Porta Palazzo, non lontanissima dal luogo dell’incendio, è segnalata da anni come uno dei quartieri a più alta microcriminalità d’Italia — tanto che il prefetto Donato Cafagna ha dovuto prorogare fino al 31 gennaio 2026 il regime di “zona rossa”, sorveglianza rafforzata, in diverse aree del centro cittadino. Il trend nazionale, del resto, non aiuta: dopo un decennio di cali, i reati denunciati in Italia sono tornati a crescere, +3,8% rispetto al 2022 — il primo aumento dal 2013 — anche se i primi dati parziali del 2025 mostravano un timido segnale di inversione (-4,9%).
Il degrado non nasce con un’amministrazione sola, e i fatti lo confermano attraversando due colori politici opposti. La giunta Appendino (M5S, 2016-2021) finì indagata per falso in bilancio sulla vicenda dell’area Westinghouse — 5 milioni di euro spariti dai documenti contabili — mentre nel 2017 il Comune sfiorava il pre-dissesto, con un flusso di cassa negativo per 273 milioni di euro e anticipazioni di tesoreria arrivate a 405 milioni, vicinissime al limite legale di 470. Nello stesso periodo, gli agenti della polizia locale si trovarono a dover comprare le proprie divise di tasca propria, mentre l’ufficio vestiario restava sguarnito. La giunta Lo Russo (Pd, dal 2021) eredita e non risolve: soprannominato dalla stampa locale “il sindaco delle slide” per lo scarto tra annunci e risultati, si è visto travolgere dalle critiche per la gestione di un’ondata di neve che ha paralizzato la città, scaricando la responsabilità sul piano ereditato dalla giunta precedente invece di intervenire. Un sondaggio Swg di febbraio 2026 fotografa il giudizio dei torinesi senza sconti: 58% di insoddisfatti, solo il 28,5% soddisfatto sulla sicurezza e le periferie, appena il 42% certo di andare a votare per lui nel 2027.
Un dehors bruciato non fa, da solo, un’emergenza. Ma un dehors bruciato nella città che detiene il record nazionale proprio per quel tipo di reato, dopo due amministrazioni di segno opposto che hanno lasciato lo stesso identico giudizio nei sondaggi dei cittadini, non è più cronaca isolata: è la fattura di anni di gestione che ha guardato altrove.