Dopo anni in cui la riqualificazione di Barriera di Milano è stata più materia da comunicato stampa che da cantiere, il 2026 è il primo anno in cui i pezzi iniziano davvero a incastrarsi — o almeno a essere messi sulla carta con date precise, cosa che a Torino equivale già a un miracolo. Il 16 marzo 2026 il Consiglio comunale ha adottato il progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore Generale, il primo dal 1995: Barriera e la contigua Aurora vi compaiono tra le aree strategiche della FRU1 “Porta Nord”, pubblicata per osservazioni pubbliche dal 23 marzo al 22 maggio 2026, con nel frattempo il regime di salvaguardia urbanistica già in vigore su tutta la zona.
La partita più grande, e più lenta, resta la linea 2 della metropolitana. La storia comincia più indietro di quanto si creda: già nel 2009 il Consiglio comunale approvò una variante al vecchio piano regolatore per permettere la riqualificazione delle aree dismesse di Barriera, con l’idea che la loro conversione finanziasse almeno in parte la nuova linea. Sono seguiti diciassette anni di annunci, progetti rimodulati e finanziamenti trovati e persi. Solo ad aprile 2024 si è chiusa la progettazione esecutiva del primo tratto Rebaudengo–Porta Nuova, e il 28 giugno 2024 il Ministero delle Infrastrutture ha approvato la rimodulazione dell’opera per un valore complessivo di 1,828 miliardi di euro. A dicembre 2025 è stato aggiudicato il bando per sistema di segnalamento, armamento e materiale rotabile; a gennaio 2026 è partita la progettazione esecutiva dei lavori di sistema. La gara europea per le opere civili, circa un miliardo di euro tra scavo con talpa meccanica e realizzazione delle dieci stazioni, dovrebbe concludersi entro ottobre 2026; seguiranno cantieri preparatori — bonifica bellica compresa — entro fine anno, mentre gli scavi veri e propri partiranno nel 2027. Il completamento dell’intero primo lotto è fissato per la fine del 2032, con collaudi e pre-esercizio che porterebbero i primi passeggeri sui vagoni nella prima metà del 2033. Il prolungamento successivo, da Porta Nuova al Politecnico, resta senza copertura finanziaria: servono altri 450 milioni di euro, e la finestra per trovarli si chiude tra fine 2029 e inizio 2030.
Più vicino e più concreto è il destino dell’ex area Gondrand, il comparto industriale dismesso tra corso Venezia, via Cigna, via Lauro Rossi e il Parco Sempione, per anni sinonimo di degrado e spaccio di crack: la Giunta comunale ha già approvato la proposta di riconversione da sottoporre al Consiglio, con deroghe al vecchio piano regolatore per trasformarlo in spazio multifunzionale, complice anche l’arrivo della nuova piazza della stazione della linea 2 proprio in quel punto. Nello stesso perimetro è previsto il recupero della vicina piscina Sempione, tramite un partenariato pubblico-privato, in un moderno centro sportivo polifunzionale; e poco distante l’ex Incet è già stato ceduto a un investitore legato agli stessi soggetti coinvolti nella rinascita Gondrand, segno che qualcuno, almeno sul fronte privato, sta già muovendo pedine in sequenza.
Sul piano dei numeri, il ragionamento per chi guarda al quartiere con l’occhio dell’investitore più che del cronista è piuttosto allettante. Barriera resta, con una forbice tra 1.100 e 1.500 euro al metro quadro, il prezzo più basso dell’intera Torino — esattamente la posizione di partenza da cui, pochi anni fa, si muovevano Lingotto e Mirafiori Nord prima dell’arrivo della metropolitana, salvo poi far segnare, nel solo 2024, la crescita di prezzo più alta della città (+7,8%) proprio nei mesi dell’entrata in funzione della nuova fermata. È lo stesso copione che il mercato sembra aver già letto: gli osservatori di settore inseriscono oggi Barriera e Aurora tra le zone dove “gli interventi di rigenerazione in corso… stanno creando nuove opportunità di investimento”, e la cessione dell’ex Incet a un investitore legato al polo Gondrand mostra che sul fronte privato qualcuno ha già iniziato a muoversi, con largo anticipo sui tempi ufficiali. Chi compra oggi a Barriera compra, di fatto, ai prezzi di un quartiere che il Comune ha appena messo nero su bianco tra le proprie aree strategiche, con metropolitana, nuova piazza della stazione e riqualificazione dell’ex Gondrand tutti diretti nello stesso punto della città: difficilmente si trova altrove a Torino un allineamento così netto tra piano regolatore, infrastrutture e prezzo d’ingresso ancora contenuto.
Per un assaggio di quanto anche i progetti “piccoli” sappiano prendersi il loro tempo, basta guardare piazza Baldissera, lo storico nodo di traffico del quartiere: rotonda ridotta da 100 a 60 metri di diametro, semafori intelligenti al posto della rotatoria classica, costo previsto di 7,5 milioni di euro. Il cantiere procede, seppure con qualche mese di scarto rispetto al primo cronoprogramma: dall’estate slitterà, con ogni probabilità, all’autunno 2026. Nel complesso, comunque, va detto con chiarezza: per la prima volta dopo diciassette anni le date sono scritte, i finanziamenti ci sono, e i cantieri, quelli veri, si vedono.