Niente pedaggi, lo dice Trump. Prepariamoci a pagare!

C’è una regola non scritta della politica internazionale contemporanea, tanto affidabile da poter quasi sostituire i bollettini meteo: quando un capo di stato si premura di specificare che attraverso un punto di passaggio strategico “non ci sono pedaggi o costi assicurativi”, il conto arriverà comunque, e sarà salato. Lo Stretto di Hormuz, quel budello d’acqua che ogni giorno smista una fetta sostanziale del petrolio mondiale, è diventato nelle ultime ore il terreno ideale per testare questa legge non scritta, e Trump l’ha confermata con la puntualità di un orologio svizzero.

L’annuncio ha una sua eleganza contabile: niente pedaggi, niente sovrapprezzi assicurativi, tutto fluido come dovrebbe essere il libero commercio. Peccato che la rassicurazione riguardi esclusivamente la voce “costi”, lasciando elegantemente fuori dal bilancio la voce “rischio di un conflitto aperto in una delle aree più militarizzate del pianeta”. È la stessa tecnica retorica di chi, su un aereo che perde quota, si concentra a specificare che il bagaglio a mano è incluso nel prezzo del biglietto.

Nel frattempo il Senato americano, in un raro momento di autonomia istituzionale, ha deciso di porre dei limiti ai poteri presidenziali sulla questione iraniana — gesto che Trump ha liquidato con l’abituale finezza diplomatica definendolo “insignificante”. Anche qui la storia recente suggerisce di leggere il termine al contrario: se Trump definisce insignificante un voto del Senato sui suoi poteri di guerra, è ragionevole supporre che quel voto gli stia parecchio sulle scatole, e che troverà comunque il modo di agire come se non esistesse.

Ma il dettaglio più eloquente arriva dalle Nazioni Unite: è in corso un piano per evacuare circa undicimila marittimi dallo stretto. Undicimila persone che, evidentemente, non hanno trovato particolarmente rassicurante la notizia dell’assenza di pedaggi, e che preferiscono allontanarsi da una zona descritta dal presidente americano come tranquilla quanto un casello autostradale di provincia. Forse sanno qualcosa che le conferenze stampa non dicono. Forse, più semplicemente, hanno applicato lo stesso teorema empirico che si applica ormai a ogni rassicurazione in uscita dalla Casa Bianca: se lui dice che è tutto a posto, è il momento di controllare le scialuppe.

Resta da capire se, quando il conto a Hormuz arriverà — e arriverà, come arriva sempre — sarà la voce “pedaggio” o quella “costo assicurativo” a far più male. O se, semplicemente, ci sarà una terza voce, non preventivata, che si chiama “tutto il resto”.

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