C’è chi continuerà a raccontarla come la tradizionale festa del patrono, con il suo corollario di fuochi e folklore medievale. Ma la festa di stasera non la organizza san Giovanni: la organizza, la finanzia e la rivendica un’amministrazione di centrosinistra che da anni si presenta come la più attenta alle periferie, alle disuguaglianze, alla giustizia sociale. Palchi, sound system, artisti internazionali, varchi dedicati, spettacolo pirotecnico sul Po: tutto pagato, in un modo o nell’altro, con risorse pubbliche gestite da chi oggi governa Palazzo Civico. Nello stesso momento, a pochi chilometri, quattrocento famiglie restano senza corrente da martedì sera, sesto giorno consecutivo, mentre le interruzioni continuano a susseguirsi tra Mirafiori e Barriera di Milano, piazza Bengasi, via Cigna, via Valprato, via Banfo, Moncalieri e Nichelino.
Non si vuole stabilire un nesso causale diretto fra il budget della festa e il guasto di rete: sarebbe scorretto, e probabilmente i fondi seguono capitoli di bilancio diversi. Ma la domanda che la giunta dovrebbe porsi — e che i cittadini hanno tutto il diritto di porre a chi li amministra — è un’altra: con quale credibilità un’amministrazione di centrosinistra, che fonda parte della propria identità politica sulla tutela delle periferie, può spendere con tanta disinvoltura su un grande evento nel cuore della città mentre tollera che un disservizio essenziale si protragga per sei giorni senza una comunicazione chiara su tempi e responsabilità? È solo una questione di capitoli di bilancio separati, o è il riflesso di una scala di priorità in cui la visibilità del centro pesa più della tenuta dei servizi in periferia?
I meme che circolano online, con la sequenza che ripete identica dal 2024 al 2026 — prima si informi il sindaco, poi si scopre che il sindaco è già informato perché è lui stesso a doverlo essere, infine si conclude che dunque sapeva già tutto — non sono satira fine a se stessa. Sono il modo in cui i torinesi, senza bisogno di consultare un bilancio, hanno già capito che il problema non è l’imprevisto tecnico, ma la reazione a comando ogni volta identica, indipendentemente da chi e cosa resti al buio.
Le opposizioni chiedono dimissioni. È legittimo, ma rischia di essere lo sfogo più comodo: cambiare il nome sulla targa del sindaco non sposta un euro dal budget degli eventi a quello della manutenzione della rete. Il vero nodo, che nessuno schieramento sembra voler affrontare davvero, è quello dei criteri con cui un’amministrazione di centrosinistra decide, anno dopo anno, cosa merita lo stanziamento pronto e visibile e cosa invece può aspettare un comunicato stampa.