Non riconosce più nemmeno i figli?

Nel giorno in cui gli Stati Uniti dedicano ai padri un’intera giornata di brunch, cravatte sbagliate e regali che finiscono nel cassetto entro Pasqua, il presidente Donald Trump ha scelto di celebrare la ricorrenza nel modo più Trump possibile: pubblicando su Truth la fotografia di una donna bionda, seduta su un divano in quella che sembra l’iconografia rassicurante di un salotto di Camp David, accompagnata dalla didascalia «Great daughter. My Honor!!!». Il problema, marginale quanto si vuole ma non meno comico, è che la donna non è né Ivanka né Tiffany, le uniche due figlie che il presidente abbia mai pubblicamente rivendicato come proprie. È invece Margo Catsimatidis, nata Vondersaar, moglie del supermercato-miliardario John Catsimatidis, amico di lunga data e finanziatore della causa.

Chi sia davvero la signora Catsimatidis sarebbe, in altri tempi, un dettaglio di colore da pagina mondana: ballerina mancata, ex segretaria del marito, oggi filantropa impegnata — con un’ironia che si commenta da sola — nei consigli di amministrazione della Parkinson’s Disease Foundation e dell’Alzheimer’s Association. Il che rende la scelta della foto meno una gaffe e più un cortocircuito semiotico: l’uomo che guida la nazione più armata del pianeta confonde l’amica di famiglia con la propria progenie, nel giorno in cui dovrebbe inscenare l’amore paterno, e lo fa scegliendo per errore l’unica persona del suo entourage che siede nei board dedicati alle malattie neurodegenerative.

I commentatori, va detto, non si sono lasciati scappare l’occasione. Un podcaster canadese ha ironizzato suggerendo che il presidente l’abbia confusa con Tiffany, e che all’America converrebbe organizzare una riunione di famiglia con il nonno. Più che una battuta isolata, è diventato un piccolo genere giornalistico a sé: contare, archiviare, commentare ogni incidente verbale o visivo che si aggiunge al dossier della lucidità presidenziale. Il Daily Beast, sempre solerte nel fare la contabilità dell’incontinenza social del presidente, ha calcolato che lo scorso mese Trump ha pubblicato su Truth 861 volte — una media di ventisette post al giorno, un ritmo che lascerebbe poco tempo anche per riconoscere i propri parenti, figuriamoci gli amici degli amici.

Sullo sfondo, naturalmente, il copione resta lo stesso: mentre la Casa Bianca prosegue nel cantiere della propria ballroom e il presidente si concentra sulla vasca riflettente del Lincoln Memorial — vandalizzata, a suo dire, da ignoti che ora rischiano accuse pesanti — le trattative sull’Iran proseguono altrove, in Svizzera, con quei «progressi incoraggianti» che da mesi sono la formula di rito per dire che non si è ancora arrivati a nulla. In questo contesto, la fotografia sbagliata del giorno del papà non è che un dettaglio. Ma è il tipo di dettaglio che, messo in fila con gli altri, comincia a raccontare una storia tutta sua.

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