La richiesta di condanna all’ergastolo per Cinzia Dal Pino, l’imprenditrice di Viareggio che ha travolto e ucciso l’uomo che le aveva appena strappato la borsa, segna il punto di non ritorno nel rapporto, ormai logoro, tra le istituzioni e il cittadino comune. Davanti alla fredda cronaca giudiziaria si consuma un distacco totale: da una parte i codici, le aggravanti e i tecnicismi dei tribunali; dall’altra il sentimento della strada, dove l’esasperazione accumulata in anni di microcriminalità impunita esplode in una provocazione che suona come una sentenza alternativa: datele una medaglia, non il carcere a vita.
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!Il nocciolo della questione non è più soltanto il singolo e tragico episodio di Viareggio, ma il fallimento sistemico di cui esso è il sintomo. Quando la percezione della sicurezza crolla e lo Stato viene avvertito come un’entità astratta, incapace di presidiare il territorio e di tutelare chi lavora, si crea un vuoto normativo e psicologico. In questo vuoto prolifera l’idea che chi sceglie di delinquere debba farsi carico delle conseguenze delle proprie azioni, qualunque esse siano. Per una fetta enorme dell’opinione pubblica, il diritto alla difesa e la reazione contro il sopruso superano la gerarchia formale delle pene. Vedere la vittima di un reato stradale o patrimoniale trattata alla stregua del peggior killer di stampo mafioso viene percepito come un insulto al buonsenso.
Naturalmente, l’architettura giuridica si muove su binari diversi e non può concedere sconti emotivi. Il reato contestato è l’omicidio volontario aggravato: per i magistrati, nel momento in cui l’auto è stata utilizzata ripetutamente contro una persona in fuga, si è passati dalla legittima difesa alla deliberata punizione privata. La legge interviene duramente proprio per impedire che la società regredisca al codice di Hammurabi, dove ognuno stabilisce il confine della propria giustizia.
Eppure, è proprio la rigidità di questa risposta istituzionale a fare rabbia. Quando la distanza tra la legalità formale e la giustizia sostanziale diventa una voragine così profonda, l’applicazione della norma perde ogni funzione educativa o civile. Se il cittadino onesto arriva a solidarizzare apertamente con un atto di violenza estrema, significa che il patto sociale è rotto. La richiesta dell’ergastolo per Cinzia Dal Pino non viene letta come il trionfo della legge, ma come l’ennesima, paradossale beffa di un sistema che appare implacabile con chi esplode per esasperazione e impotente di fronte alla criminalità quotidiana.