Tra le stanze ovattate del Salone e il rumore assordante del mondo reale descrizione di una Giornata Particolare;
I vip del salone come nel decameron, nelle stanze ovattate di una certa cultura non arriva il rumore del mondo, Barbero parla e USA e Iran minacciano l’apocalisse, Odifreddi teorizza e a Modena si muore, Saviano condanna e spiega la sua sofferenza, la vita tra le scorte e in Palestina si muore di fame, Litizzetto Malgioglio e Cottarelli disquisiscono e i disabili e anziani di Torino ipotecano le ultime risorse per farsi carcerare in una RSA dove andare a morire senza fare troppo rumore.
Sotto le grandi arcate luminose del Lingotto, tra i padiglioni tirati a lucido e l’odore di caffè dei punti ristoro, migliaia di visitatori con il pass al collo camminano ordinati sfogliando le novità editoriali dell’anno, muovendosi in una bolla di scatoloni colorati, moquette perfetta e aria condizionata che isola completamente dall’esterno.
Perché il problema è il rumore di fondo che disturba lor signori, il problema è che le brutture del mondo e della vita vera non devono arrivare durante i vernissage, i brindisi, gli applausi, al massimo si può dedicare un attimo a questi poveri disgraziati, giusto il tempo di apparire più umani mentre si pubblicizza il proprio libro patinato, l’eventuale lacrima scivola bene sulle coperine a grammatura extra, e poi Dio Santo, questi qui che hai davanti hanno pagato un bel biglietto per venire ad applaudirti, per poter dire il giorno dopo nel salotto di Cavoretto o Corso Duca degli Abruzzi, io c’ero al salone sai, sono andato a sentire il Barbero, straordinario come sempre… e Saviano, pover’uomo che vita da recluso… La sofferenza globale e le guerre in Medio Oriente vengono così confezionate per il dibattito delle ore diciotto, trasformate in un talk show serale dove l’indignazione diventa un accessorio chic da esibire prima di spostarsi al buffet dell’inaugurazione o all’aperitivo nei giardini privati della Torino bene.
Nel frattempo i reclusi veri nelle RSA in attesa di morire e quelli chiusi in casa a barriera e aurora, perché fuori le risorse si stanno accoltellando per 25 grammi di maria o per chi deve scavare per primo nel bidone in cerca di qualcosa da barattare, passano, il salone del libro vip resta, come un incubo.
A poche fermate di metropolitana da quella sfilata di intellettuali, lungo i marciapiedi di via Bologna o corso Giulio Cesare, la realtà si presenta senza filtri e senza copertine lucide, fatta di serrande abbassate, sguardi fissi sul cemento e una povertà cronica che non trova spazio nei cataloghi delle grandi case editrici, confermando l’esistenza di due città parallele che si ignorano pur sfiorandosi, dove la cultura ufficiale preferisce chiudere le finestre per non sentire l’odore di piscio della strada. Una Mercedes coi vetri scuri sfila via veloce verso l’imbocco dell’autostrada, solo un attimo coi vetri scuri per non vedere troppo, non con gli occhi ma con la coscienza.