Le fesserie su greggio ed energia: perché le rinnovabili non sono un pronto soccorso

Il dibattito politico sull’energia si è infiammato nuovamente dopo le recenti dichiarazioni di Elly Schlein. La segretaria del PD sostiene che per rispondere alla crisi petrolifera attuale causata dalle tensioni in Medio Oriente sia necessario puntare tutto su “più rinnovabili subito”. Sebbene l’intento ecologico sia condivisibile, l’affermazione si scontra frontalmente con la fisica, la burocrazia e la logica economica, rivelandosi una semplificazione che ignora la complessità del sistema energetico italiano.

Il primo grande ostacolo è il fattore tempo. L’energia elettrica non è una merce che si produce schiacciando un tasto. Anche ipotizzando una volontà politica totale, la messa a terra di nuovi impianti richiede anni. Nonostante le promesse di semplificazione del PNRR, la burocrazia italiana impone tempi medi di autorizzazione che superano i sette anni per l’eolico e i cinque per il fotovoltaico di grandi dimensioni. Dire che le rinnovabili risolvono la “crisi attuale” è come suggerire a chi sta morendo di sete di piantare un seme di quercia per sperare nell’ombra: l’idea è corretta nel lungo periodo, ma totalmente inutile per l’emergenza immediata.

C’è poi un errore di fondo nella sovrapposizione tra crisi petrolifera e produzione elettrica. In Italia, il petrolio non viene quasi più utilizzato per produrre elettricità, ma serve principalmente per l’autotrazione, il riscaldamento e l’industria petrolchimica. Anche se oggi riuscissimo magicamente a raddoppiare la produzione di energia solare o eolica, la maggior parte del parco auto italiano continuerebbe ad aver bisogno di benzina e diesel. Senza una parallela ed enorme diffusione di infrastrutture di ricarica e veicoli elettrici, che richiede decenni, l’elettricità verde non può sostituire il barile che manca oggi al porto di Trieste.

Infine, non si può ignorare il problema della stabilità della rete. Un sistema basato massicciamente su fonti intermittenti come sole e vento richiede enormi sistemi di accumulo e una rete capace di gestire i picchi e i vuoti di produzione. Attualmente l’Italia dipende ancora dal gas per bilanciare queste fluttuazioni. Promettere una transizione “subito” senza spiegare come si intenda garantire la continuità industriale e domestica durante i periodi di bassa produzione significa vendere una soluzione incompleta. Le rinnovabili sono il futuro e la via per l’indipendenza, ma presentarle come un kit di pronto soccorso per le tensioni geopolitiche di oggi è, purtroppo, una fesseria tecnica.

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