L’opinione | Il vizio stucchevole di alcune testate nazionali: canzonare le autorità per professione, travisando la realtà dei fatti e ignorando la logica del diritto.
Esiste una deriva nel panorama informativo italiano che sta trasformando le redazioni di alcune testate in vere e proprie “curve” da stadio. È il fenomeno del giornalismo bulletto: quel modo di scrivere, intriso di sarcasmo gratuito e superiorità morale, che non mira a informare il cittadino, ma a deridere l’autorità di turno, specialmente se appartiene a una certa area politica.
L’ultimo bersaglio di questo tiro al bersaglio mediatico è il Ministro Matteo Salvini, “colpevole” di aver seguito l’unica linea civile e logica possibile nel caso dei fatti di Rogoredo e dell’agente coinvolto.
La Pretesa dell’Onniscienza: Salvini non è un Veggente
L’accusa mossa da alcuni cronisti è quasi comica nella sua pretestuosità: il cosiddetto “dietrofront”. Secondo questa narrazione da bar, il Ministro avrebbe dovuto conoscere l’esito di indagini tecniche e segrete prima ancora che iniziassero.
Siamo alla follia comunicativa. Salvini non è Gesù Cristo e non ha il dono dell’onniscienza. Un rappresentante delle istituzioni ha il dovere di schierarsi a difesa di chi veste una divisa e lavora in contesti di degrado estremo come il “bosco della droga”, partendo dal presupposto — doveroso in uno Stato di diritto — della correttezza operativa e della presunzione di innocenza.
Quando però le indagini portano alla luce dettagli inquietanti e condotte che nulla hanno a che fare con il servizio, il passaggio dalle parole di sostegno alla condanna delle “mele marce” non è incoerenza: è onestà istituzionale. Chi infanga la divisa offende prima di tutto i colleghi onesti e lo Stato. Adeguare le proprie dichiarazioni all’evidenza dei fatti è segno di serietà, non di debolezza.
Lo Sciacallaggio di chi Scrive per “Canzonare”
Ciò che risulta davvero indigesto è il tono adottato da alcuni giornalisti di note testate nazionali. Non si analizzano i fatti, si deride l’uomo con un piglio arrogante che ricorda più il bullo di periferia che il cronista d’inchiesta.
Questo vizio di forma è però curiosamente selettivo:
• Il doppio pesismo: Questa foga inquisitoria svanisce magicamente quando a dover correggere il tiro sono esponenti della sponda politica opposta.
• Screditare le istituzioni: Scrivere per “canzonare” chi rappresenta lo Stato, approfittando di situazioni tragiche e complesse, scredita l’intera categoria professionale e la testata che concede spazio a tali performance.
Un boomerang di credibilità
Questi “professionisti dell’informazione” non si rendono conto che, così facendo, non colpiscono il politico, ma distruggono la propria autorevolezza. Il lettore nota lo sciacallaggio e finisce per provare fastidio verso chi, pur di strappare un titolo d’effetto o un like facile, calpesta il buonsenso.
Chi sbaglia in divisa deve pagare, e su questo non ci sono dubbi. Ma chi usa la penna per fare il bulletto contro le istituzioni, ignorando deliberatamente la prudenza che ogni indagine richiede, compie un atto di sciacallaggio che non fa onore alla democrazia. La serietà dovrebbe essere un requisito minimo per chiunque abbia l’ambizione di informare il pubblico.