Distinzione tra Assegno Previdenziale e Assistenziale

Esiste un corto circuito burocratico e finanziario che penalizza migliaia di cittadini: l’incapacità di distinguere tra chi riceve un assegno perché ha lavorato e chi lo riceve come forma di assistenza sociale. Questa confusione, diffusa paradossalmente anche tra gli istituti di credito pubblici e privati, sta creando un muro invisibile nell’accesso al credito.

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Due Mondi Opposti: Contributi vs Assistenza

Spesso definiti genericamente “invalidi”, i beneficiari appartengono in realtà a categorie economiche profondamente diverse che le banche tendono a ignorare:

  • Il Profilo Previdenziale (Legge 222/84 e 335/95): È l’Assegno Ordinario di Invalidità. Una prestazione basata sui contributi versati durante la vita lavorativa. L’importo è calcolato sui versamenti reali ed è certificato dall’INPS. Rappresenta una garanzia di reddito solida, maturata con il lavoro e spesso compatibile con altre entrate professionali.
  • Il Profilo Assistenziale (Invalidità Civile): Qui risiede il cuore dell’equivoco. Questa categoria si divide in due fasce con impatti economici ben distinti:
    1. Invalidi Parziali (74-99%): Percepiscono un assegno mensile di circa 333,33 euro (per il 2024), vincolato a un limite di reddito annuo molto stringente (circa 5.725€) Lavoro e Diritti.
    2. Invalidi Totali (100%): Ricevono la Pensione di Inabilità Civile. L’importo base è di 333,33 euro, ma per chi è privo di altri redditi scatta il cosiddetto “Incremento al Milione”, una maggiorazione sancita dalla storica sentenza 152/2020 della Corte Costituzionale, che eleva l’assegno a circa 735 euro mensili AIPD. Il limite di reddito per l’accesso è molto più ampio, fissato a 19.461,12 euro

Il “No” delle Banche: Un Errore di Valutazione

Il problema esplode nelle filiali. Molti istituti applicano filtri automatici restrittivi: un invalido al 100% che percepisce oltre 700 euro grazie alla maggiorazione, o un lavoratore sotto Legge 222 con una pensione basata sui contributi, vengono equiparati a chi vive con il solo sussidio minimo. Le banche ignorano che la maggiorazione sociale garantisce una stabilità superiore e che l’assegno previdenziale è un diritto acquisito, non un sussidio di povertà.

L’Appello: Serve l’intervento dell’ABI

È necessario che l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) intervenga con linee guida chiare. Non è più accettabile che i sistemi di credit scoring discriminino i cittadini sulla base della dicitura “invalidità” senza analizzare la natura del reddito.

Chiediamo all’ABI di istruire gli istituti affinché distinguano tra previdenza (stabilità contributiva) e assistenza, garantendo che chi ha lavorato e chi gode di maggiorazioni sociali non sia escluso ingiustamente dal mercato dei mutui e dei prestiti. L’inclusione finanziaria è un diritto che non può essere fermato da un errore di terminologia burocratica.


a cura di Marco Ranaldo Lutzen