Se la politica è, prima di tutto, capacità di intercettare il sentire comune, l’ultimo fine settimana del “campo largo” verrà ricordato come il manifesto di un’occasione perduta. In soli due giorni, la coalizione progressista guidata da Elly Schlein è riuscita nella difficile impresa di apparire, simultaneamente, autoreferenziale sulla forma e ambigua sulla sostanza, confermando un distacco quasi ontologico dall’idem sentire popolare.
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!La farsa del “Dipinto Sacro”: quando la polemica è lunare
Il weekend si è aperto con una figuraccia mediatica che ha dell’incredibile. Il tentativo di montare un caso politico attorno a un’immagine sacra raffigurante un’angelo con le sembianze della premier Meloni è stato il primo segnale di un’opposizione avulsa dalla realtà.
Mentre il Paese discute di salari, bollette e sanità, lo stato maggiore della sinistra si è avvitato in una polemica sull’iconografia sacra e il culto della personalità. Il risultato? Una commedia comica che ha generato un’ondata di meme e ironia social, lasciando l’elettorato di sinistra nell’impossibilità di difendere posizioni percepite come puramente ideologiche e prive di concretezza.
Torino e le priorità invertite: la solidarietà “con riserva”
Dalla farsa si è passati tragicamente al dramma con gli scontri di Torino. Davanti alle immagini inequivocabili di un tentato omicidio di un poliziotto, aggredito ferocemente davanti alle telecamere, ci si sarebbe aspettati una condanna senza “se” e senza “ma”.
Invece, la leadership di Elly Schlein ha scelto la strada del formalismo tattico. La segretaria ha anteposto la richiesta di “non essere strumentalizzata” all’espressione di una solidarietà piena e incondizionata verso le Forze dell’Ordine. Un errore di postura politica imperdonabile: in un momento in cui lo Stato veniva attaccato fisicamente in piazza, la sinistra ha preferito preoccuparsi della propria immagine elettorale piuttosto che schierarsi, senza ambiguità, con chi garantisce la sicurezza dei cittadini.
Un campo senza leader e senza bussola
La partecipazione di esponenti di AVS a una manifestazione degenerata in violenza inaudita ha completato il quadro di un fine settimana da dimenticare. È emersa una totale carenza di leadership: un segretario che insegue le ali radicali della coalizione e che non riesce a mostrare empatia verso la “società reale”, quella che nei poliziotti vede lavoratori da proteggere e non avversari politici da usare come scudo contro il governo.
Il solco è ormai tracciato. Da una parte una sinistra che si rifugia in denunce astratte sul “patriarcato” o su presunte “santificazioni” della premier; dall’altra un Paese che osserva sbigottito una rappresentanza politica che sembra parlare una lingua morta, chiusa nei propri salotti e incapace di reagire se non con lo sdegno a comando.
Conclusioni
Il “blackout” non è stato solo “elettrico” o mediatico, ma culturale. Se il campo largo non ritroverà una connessione sentimentale con il Paese, smettendo di rincorrere fantasmi e iniziando a rispettare i simboli e i servitori dello Stato, questo weekend non sarà un episodio isolato, ma l’inizio di un inesorabile declino verso l’irrilevanza.