A giudicare dalle immagini diffuse dalle autorità che hanno intercettato la spedizione, parrebbe proprio che la strategia per portare la pace in Medio Oriente abbia subito una virata decisamente inaspettata. Secondo quanto riferito dalle fonti ufficiali che hanno ispezionato le stive, tra i carichi destinati alle popolazioni in difficoltà non ci sarebbero state solo scorte alimentari, ma anche una quantità di profilattici tale da far sospettare che la missione si fosse prefissata l’ambizioso obiettivo di proteggere il mondo da ben altro che dalla sola fame.
Thank you for reading this post, don’t forget to subscribe!Il paradosso è servito: mentre la diplomazia internazionale si interroga su come far arrivare generi di prima necessità, il video del ritrovamento suggerisce che qualcuno abbia interpretato il concetto di “aiuto alla popolazione” in modo decisamente più intimo. Se i fatti venissero confermati nella loro interezza, ci troveremmo davanti a una missione che avrebbe scambiato i corridoi umanitari per corridoi d’albergo, puntando tutto su una solidarietà che, invece di sfamare, sembrerebbe voler garantire una certa tenuta stagna alle relazioni tra i flutti.
Certo, resta da capire se quel carico fosse davvero destinato a un’improbabile prevenzione di massa o se, molto più semplicemente, gli attivisti avessero deciso di affrontare le lunghe notti in mare con una dotazione di sicurezza fuori dal comune. L’ironia di vedere scatoloni di lattice laddove dovrebbero esserci sacchi di riso trasforma il racconto della missione in una commedia degli equivoci, dove la “linea dura” dell’attivismo si sarebbe scontrata con la “linea morbida” di una logistica a prova di attrito. In un mondo che scotta, forse qualcuno ha pensato che un po’ di lubrificazione diplomatica fosse l’unica via rimasta per non farsi male.





