Siher libero… abbiamo un problema

Youssef Siher, 30 anni, amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre, è tornato libero. Il gip di Milano Tiziana Landoni ha respinto la richiesta di convalida del fermo e non ha disposto alcuna misura cautelare. Siher era detenuto a San Vittore dal 24 ottobre.

La Procura, con il pm Francesca Crupi e il procuratore Marcello Viola, contestava l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dalla violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Aveva chiesto il carcere per il rischio di fuga e di reiterazione del reato. Per il gip, Siher avrebbe espresso «modalità di protesta» contro le «attuali politiche governative» e parlato di «disobbedienza civile», senza che questo si traducesse in condotte violente. Non ci sarebbero quindi «gravi indizi di colpevolezza». All’udienza Siher non ha risposto alle domande.

La reazione del governo è arrivata in poche ore. «Considero vergognosa la decisione del Gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher», ha detto la premier Giorgia Meloni in un video. La premier ha ricordato che si tratta della pagina che incitava all’organizzazione delle manifestazioni culminate nella devastazione di diversi negozi a Milano. Per Meloni la scarcerazione è una «mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine», e la sua accusa va a «una certa magistratura».

Sulla stessa linea il ministro Matteo Salvini, che parla di una decisione «vergognosa, incomprensibile, assurda». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani la considera «estremamente grave»: rilasciare Siher, dice, «significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese».

Le cifre di quei giorni restano. Dal 17 ottobre le proteste hanno attraversato Milano, Torino, Bologna e altre città, con scontri, saccheggi e agenti feriti. Le forze dell’ordine hanno identificato 4.292 persone e ne hanno fermate 371. Secondo gli inquirenti, i canali del movimento raggiungevano circa 150mila persone, e da lì sarebbe partito un post con indicazioni per i manifestanti di otto città, bloccato da Polizia postale e Digos. Nell’inchiesta è indagata anche la moglie, Sagia Hammoud, per istigazione a delinquere in concorso.

Ora la Procura può ricorrere al Tribunale del Riesame. Intanto chi ha lavorato per fermarlo lo vede uscire dal carcere dopo quattro giorni.

Lascia un commento