Il Tribunale del Riesame di Torino ha accolto il ricorso della Procura: il commesso del minimarket di Borgo Vittoria, un 42enne originario del Bangladesh accusato di aver palpeggiato una tredicenne mentre la ragazza era al negozio per comprare dei succhi di frutta, torna in carcere. Viene così ribaltata la decisione del gip, che due giorni dopo il fermo lo aveva scarcerato disponendo solo l’obbligo di firma.
All’udienza di lunedì 14 settembre l’uomo non si è presentato. Ha invece fatto avere ai giudici un manoscritto di due facciate, redatto in stampatello con l’aiuto di un interprete e controfirmato dal suo legale: si dice pentito, chiede scusa e annuncia di essersi già attivato per cercare un centro di ascolto per uomini che hanno commesso violenze su donne e bambini, pur ammettendo la difficoltà di trovarne uno senza parlare italiano.
La Procura aveva insistito su due punti: il rischio di fuga e quello di reiterazione. “È attuale il concreto rischio che l’indagato si allontani dal territorio dello Stato”, si legge nel ricorso, trattandosi di persona “non trattenuta in Italia da alcun vincolo di tipo affettivo”. Quanto ai domiciliari, erano comunque difficilmente praticabili: l’uomo non ha una residenza propria e vive in una stanza condivisa con altri connazionali.
Il caso aveva già acceso polemiche fin dalla scarcerazione originaria — difesa all’epoca dalla gip perché l’uomo aveva collaborato fornendo le immagini delle telecamere — e dalle minacce ricevute dalla stessa magistrata, tanto da rendere necessaria una misura di protezione disposta dalla Prefettura.
La prossima udienza è fissata per il 17 ottobre.
Foto: Paolomacina, Wikimedia Commons, CC0